Inflazione e redditi fermi, le famiglie risparmiano sempre meno: Italia tra i Paesi più colpiti in Europa

Secondo i dati Eurostat relativi al secondo trimestre 2026, il reddito reale pro capite cresce appena dello 0,1%, mentre aumentano i consumi e diminuisce la capacità di risparmio. In Italia il tasso di risparmio scende di 1,2 punti percentuali.

L’aumento del costo della vita continua a pesare sui bilanci delle famiglie europee. Mentre i prezzi di beni e servizi restano elevati, i redditi reali crescono lentamente e la capacità di mettere da parte denaro si riduce.

A fotografare la situazione sono i dati di Eurostat relativi al secondo trimestre del 2026, che evidenziano una crescita del reddito reale pro capite delle famiglie pari ad appena lo 0,1% sia nell’area dell’euro sia nell’Unione europea.

Parallelamente, i consumi aumentano a un ritmo superiore rispetto ai redditi, contribuendo a comprimere il risparmio.

Tra i Paesi che registrano le riduzioni più consistenti figura l’Italia, dove il tasso di risparmio delle famiglie è diminuito di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Eurostat, i redditi delle famiglie crescono appena dello 0,1%

Nel secondo trimestre del 2026, secondo Eurostat, il reddito reale pro capite delle famiglie nell’eurozona è aumentato dello 0,1%, confermando lo stesso incremento registrato nei primi tre mesi dell’anno.

Nello stesso periodo, i consumi reali pro capite sono cresciuti dello 0,3%, dopo essere rimasti invariati nel trimestre precedente.

Una dinamica simile emerge anche considerando l’intera Unione europea.

Il reddito reale pro capite è aumentato dello 0,1%, rallentando rispetto al +0,3% registrato nel primo trimestre del 2026.

I consumi, invece, sono cresciuti dello 0,4%, dopo una contrazione dello 0,1% nei primi tre mesi dell’anno.

Questi dati mostrano una crescita della spesa delle famiglie più rapida rispetto a quella del loro potere d’acquisto, in un contesto segnato dalle pressioni inflazionistiche.

Italia, il tasso di risparmio cala di 1,2 punti percentuali

Uno degli indicatori più significativi riguarda la capacità delle famiglie di accantonare una parte del proprio reddito.

Nel secondo trimestre del 2026, il tasso di risparmio è diminuito di 0,2 punti percentuali nell’area dell’euro e di 0,3 punti percentuali nell’Unione europea rispetto al trimestre precedente.

Tra gli Stati membri considerati nell’analisi, il tasso è aumentato in quattro Paesi ed è diminuito in undici.

Le riduzioni più consistenti sono state registrate in:

  • Finlandia: -1,6 punti percentuali.
  • Ungheria: -1,4 punti percentuali.
  • Italia: -1,2 punti percentuali.

In controtendenza Polonia e Cechia, dove il tasso di risparmio è aumentato di 0,6 punti percentuali in entrambi i casi.

Il dato italiano evidenzia una contrazione particolarmente marcata della quota di reddito destinata al risparmio, anche se non significa necessariamente che ogni famiglia abbia ridotto i propri risparmi nella stessa misura.

Inflazione, prezzi in aumento nell’eurozona

A rendere più complessa la situazione economica delle famiglie è anche l’andamento dell’inflazione.

Secondo i dati riportati, il tasso annuo nell’area dell’euro ha raggiunto il 3,8% a settembre 2026, in aumento rispetto al 3,2% di agosto e al 2,2% registrato nello stesso mese del 2025.

Il rialzo dei prezzi dell’energia continua a rappresentare una delle principali pressioni sui bilanci domestici.

Per l’Italia, le stime provvisorie di ottobre indicate nel materiale segnalano un’inflazione del 5,4%, con un incremento del 31,4% per i prodotti energetici e del 5,8% per i beni acquistati più frequentemente.

Si tratta di valori che, se confermati dalle pubblicazioni statistiche ufficiali, descriverebbero un’accelerazione particolarmente significativa dei prezzi.

L’inflazione riduce il potere d’acquisto quando i redditi non aumentano allo stesso ritmo, rendendo più difficile sostenere le spese quotidiane e mantenere invariata la quota destinata al risparmio.

Mattarella: «Inflazione e salari mettono sotto pressione il tenore di vita»

Sul rapporto tra aumento dei prezzi e condizioni economiche dei cittadini è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata del Risparmio.

«Conflitti geo-economici e geo-politici aggrediscono, con l’inflazione e una dinamica salariale inoperosa, il tenore di vita dei cittadini», ha dichiarato il capo dello Stato.

Le parole del Presidente richiamano l’attenzione sulle conseguenze sociali delle tensioni economiche internazionali e della debole crescita dei salari.

La capacità di risparmiare, infatti, dipende non soltanto dal livello dei redditi, ma anche dall’evoluzione dei prezzi, della fiscalità e delle spese sostenute dalle famiglie.

Redditi da lavoro, tasse e contributi: cosa emerge dall’analisi Eurostat

Eurostat ha analizzato anche le componenti che hanno contribuito alla variazione del reddito reale delle famiglie.

Nell’area dell’euro, il lieve incremento del secondo trimestre è stato sostenuto soprattutto dai redditi netti da capitale e dagli altri trasferimenti correnti netti.

Nell’Unione europea, invece, il contributo positivo è arrivato principalmente dai redditi da lavoro dipendente e dalle prestazioni sociali diverse dai trasferimenti sociali in natura.

Sul fronte opposto, nell’eurozona il contributo negativo più rilevante è stato associato al margine operativo lordo e al reddito misto lordo.

Nell’intera Unione europea, a incidere negativamente sono state soprattutto le imposte correnti e i contributi sociali netti.

Questi fattori contribuiscono a spiegare perché, nonostante una lieve crescita del reddito reale, la capacità di risparmio sia diminuita.

Investimenti delle famiglie, Italia ancora in calo

Le difficoltà emergono anche dall’andamento degli investimenti delle famiglie.

Nel secondo trimestre del 2026, il tasso di investimento è rimasto stabile nell’area dell’euro, mentre nell’Unione europea è diminuito di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Tra i Paesi considerati, l’incremento maggiore è stato registrato in Ungheria, con un aumento di 0,7 punti percentuali.

Le flessioni più consistenti hanno invece riguardato l’Irlanda, con -0,7 punti percentuali, e l’Italia, con -0,3 punti percentuali.

Anche questo indicatore segnala una riduzione della quota di risorse che le famiglie destinano agli investimenti.

Famiglie europee tra caro vita e risparmi in diminuzione

Il quadro descritto dai dati Eurostat mette in evidenza una situazione di fragilità economica: i redditi reali registrano incrementi contenuti, mentre i consumi crescono e la propensione al risparmio diminuisce.

Per l’Italia, il calo di 1,2 punti percentuali del tasso di risparmio rappresenta uno degli arretramenti più marcati tra i Paesi esaminati.

La tenuta del potere d’acquisto dipenderà nei prossimi mesi dall’evoluzione dell’inflazione, dei redditi da lavoro e delle condizioni economiche generali.

In questo contesto, il rapporto tra salari, prezzi e capacità di risparmio resta centrale per comprendere le difficoltà quotidiane delle famiglie italiane ed europee.

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