Il primo semestre del 2025 si chiude con turbolenze e rotazioni significative nei mercati globali. Il dollaro è sceso del 10%, segnando la peggior performance da oltre 50 anni; nel contempo, l’oro ha guadagnato il 25% e le azioni globali hanno raggiunto nuovi massimi.
Oltre alle dinamiche valutarie, l’attenuazione delle tensioni commerciali e accordi su materie prime (come terre rare fra Usa e Cina) hanno alimentato la speculazione: molti investitori hanno spostato posizioni verso mercati emergenti e valute alternative come euro, yen e franco svizzero.
Le tensioni in Medio Oriente e le mosse geopolitiche legate a NATO e riarmo europeo hanno inoltre fatto schizzare le azioni della difesa (+70%). Tuttavia, la persistente volatilità e l’incertezza sulle politiche americane frenano un passo più deciso degli investitori.
Per la seconda metà dell’anno rimangono i rischi politico-commerciali legati alle scadenze del pacchetto di tariffe Usa e la finestra aperta fino a luglio-agosto: la traiettoria futura dei mercati dipenderà dal bilanciamento tra stabilità macro e decisioni politiche.
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