Avere un lavoro non significa più essere al sicuro dalla povertà. In Italia, cresce il numero di persone occupate che si rivolgono alla Caritas per ricevere aiuto, anche solo per mangiare o pagare l’affitto. È la fotografia, drammatica ma reale, contenuta nell’ultimo rapporto di Caritas Italiana.
Nel 2024, oltre 277.000 persone si sono rivolte ai centri di ascolto Caritas. Tra loro, quasi una su quattro era occupata: aveva un lavoro, ma non abbastanza reddito per condurre una vita dignitosa. Sono i cosiddetti working poor, i lavoratori poveri, la nuova frontiera della povertà italiana.
Un fenomeno in crescita inarrestabile
Secondo il Rapporto Caritas 2025, presentato a metà giugno, il 23,5% degli assistiti è rappresentato da persone con un impiego regolare. La percentuale sale oltre il 30% tra i 35 e i 54 anni, la fascia d’età più attiva sul mercato del lavoro.
Il fenomeno riguarda lavoratori precari, part-time, con salari molto bassi, ma anche persone con impieghi stabili e figli a carico. Spesso, si tratta di operai, commessi, addetti ai servizi, collaboratori domestici: figure fondamentali per il funzionamento della società, ma invisibili sul piano politico e sociale.
I numeri della povertà: chi chiede aiuto alla Caritas
- Età media degli assistiti: 47,8 anni
- Oltre 5 milioni di interventi erogati (dal cibo all’assistenza sanitaria)
- Cresce la fascia over 65: dal 7,7% nel 2015 al 14,3% nel 2024
- Nord Italia in forte crescita: +77% di richieste d’aiuto in 10 anni
Lavoro, ma senza dignità
A spingere le persone verso i servizi Caritas non è solo la bassa retribuzione, ma l’aumento generalizzato del costo della vita: affitti, bollette, spesa alimentare e sanità. Il potere d’acquisto si è drasticamente ridotto, e gli stipendi – soprattutto nei settori meno qualificati – non sono più sufficienti a garantire l’autonomia economica.
Anche chi lavora a tempo pieno spesso non riesce a coprire le spese minime. Il risultato è che sempre più persone, pur con un contratto in tasca, finiscono a chiedere pasti, vestiti, medicinali o un aiuto per pagare l’affitto.
La povertà che non si vede
Il dato più allarmante riguarda la strutturalità della povertà: oltre un quarto degli utenti Caritas vive in una condizione di disagio cronico, che si protrae da anni. Non si tratta più di emergenze temporanee, ma di nuove normalità sociali.
Si aggiunge poi la difficoltà di molti a riconoscersi come “poveri”: lavorano, pagano le tasse, ma si ritrovano in fila per un pasto caldo. È una povertà nascosta, silenziosa, che spesso non entra nelle statistiche ufficiali.
Una risposta ancora insufficiente
Di fronte a questi numeri, la risposta pubblica appare inadeguata. Il dibattito sul salario minimo legale, sul rafforzamento del reddito di inclusione e sull’accesso universale ai servizi essenziali rimane ancora bloccato da resistenze politiche e ideologiche.
Intanto, la rete Caritas – insieme ad altre realtà del terzo settore – resta uno dei pochi presìdi attivi sul territorio capaci di intercettare e accompagnare queste nuove forme di vulnerabilità sociale.
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