NATO: l’Europa dice sì al 5% per la difesa, ma chiede più autonomia dagli USA

Il vertice NATO appena concluso all’Aia segna una svolta epocale nella strategia difensiva occidentale. Su pressione degli Stati Uniti e in particolare di Donald Trump, i Paesi membri dell’Alleanza Atlantica hanno accettato, seppur con riserve, di portare le spese militari al 5% del PIL entro il 2030, più del doppio rispetto all’attuale soglia minima del 2%.

Trump festeggia, ma l’Europa frena

Trump, in un discorso trionfante, ha parlato di “una grande vittoria americana”, sottolineando come “il peso della sicurezza occidentale non può ricadere solo su Washington”. Ma se da un lato l’ex presidente (e possibile candidato repubblicano per il 2028) ha ottenuto l’impegno formale, dall’altro Francia e Germania guidano un fronte che reclama maggiore indipendenza strategica europea.

“Aumentare la spesa sì, ma con una propria visione della difesa”, ha dichiarato Emmanuel Macron, rilanciando il progetto di difesa europea integrata, un’idea già discussa dopo il ritiro USA da Kabul e ora tornata d’attualità alla luce dei rischi legati alla dipendenza militare da Washington.

Focus su Ucraina, cybersicurezza e Mediterraneo

Il comunicato finale del vertice ha confermato un rafforzamento delle capacità NATO in Europa orientale, con nuovi fondi per difesa aerea e cyber-resilienza, ma anche l’impegno a espandere la presenza nel Mediterraneo.

L’Italia: ok al 5%, ma solo con revisione della spesa

Il premier italiano Antonio Tajani ha confermato l’adesione dell’Italia al nuovo obiettivo, specificando però che “sarà necessario un riequilibrio tra spesa militare e investimento in diplomazia e innovazione”.

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