Il governo italiano ha comunicato ufficialmente all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la propria decisione di non aderire agli emendamenti recentemente approvati al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI). La notizia è stata confermata da una lettera inviata il 18 luglio dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, al direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus.
Cosa prevede il nuovo Regolamento
Gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale, approvati lo scorso maggio durante l’Assemblea Mondiale della Sanità, mirano a rafforzare la cooperazione tra Paesi nella prevenzione, preparazione e risposta a eventuali emergenze sanitarie, come future pandemie. Il testo aggiornato dovrebbe entrare in vigore il 19 settembre 2025.
Tra i principali cambiamenti vi sono:
- Maggiore condivisione dei dati sanitari a livello internazionale;
- Procedure più rapide per la dichiarazione di emergenze;
- Rafforzamento delle responsabilità dei singoli Stati nel segnalare rischi sanitari transnazionali.
La posizione dell’Italia
L’Italia ha scelto, come gli Stati Uniti, di non sottoscrivere questi emendamenti. Secondo il ministro Schillaci, la decisione è stata presa in seguito a valutazioni approfondite, con l’obiettivo di preservare la piena autonomia decisionale del Paese in ambito sanitario.
Nel documento ufficiale inviato all’OMS, si sottolinea come l’Italia “non si ritenga vincolata” dalle modifiche proposte, esercitando così il diritto previsto dall’articolo 61 del Regolamento, che consente agli Stati di rifiutare formalmente gli emendamenti.
Le reazioni politiche e istituzionali
La decisione ha suscitato reazioni contrastanti all’interno del panorama politico italiano.
Esponenti della maggioranza di governo hanno difeso la scelta, ritenendola coerente con la necessità di garantire trasparenza, responsabilità nazionale e tutela dei cittadini. “È giusto mantenere il controllo sulle decisioni che riguardano la salute pubblica”, ha dichiarato un parlamentare di Fratelli d’Italia.
L’opposizione, invece, ha espresso perplessità. Alcuni deputati del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle hanno parlato di una “mossa rischiosa”, che potrebbe isolare l’Italia in un contesto internazionale sempre più interconnesso e cooperativo.
Anche a livello europeo la posizione dell’Italia appare in controtendenza: la maggior parte degli Stati membri dell’Unione ha aderito agli emendamenti, sottolineando l’importanza di un’azione collettiva contro le minacce sanitarie globali.
Possibili conseguenze
Dal punto di vista operativo, il mancato recepimento degli emendamenti non impedisce all’Italia di partecipare a future iniziative sanitarie dell’OMS, ma potrebbe limitarne l’accesso a strumenti di cooperazione rafforzata previsti dal nuovo quadro normativo.
Alcuni esperti sanitari sottolineano che, in caso di nuove pandemie, la mancata adesione potrebbe influenzare la rapidità e l’efficacia della risposta italiana in coordinamento con altri Paesi.
Uno scenario ancora aperto
Non è escluso che nei prossimi mesi si riapra un confronto interno sul tema. Alcuni osservatori fanno notare che l’Italia potrebbe ancora modificare la propria posizione prima dell’entrata in vigore del nuovo Regolamento, prevista per settembre.
Intanto, il dibattito resta aperto: al centro, la delicata bilancia tra sovranità nazionale e cooperazione internazionale in ambito sanitario.
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