Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato nella giornata di ieri la firma di quello che ha definito “il più grande accordo commerciale della storia” con il Giappone. L’intesa prevede l’introduzione di dazi reciproci al 15%, in sostituzione del precedente 25% indicato nella lettera indirizzata a inizio luglio al premier giapponese Shigeru Ishiba.
Secondo quanto riportato dallo stesso Trump in un post sulla piattaforma Truth, l’accordo porterà a un investimento di 550 miliardi di dollari da parte di Tokyo negli Stati Uniti. Il presidente ha sostenuto che il 90% dei profitti generati resterà negli USA e che il patto garantirà “centinaia di migliaia di posti di lavoro”.
Aperture e limiti dell’intesa
L’intesa includerebbe, secondo quanto dichiarato da Trump, l’apertura del mercato giapponese ad alcuni settori tradizionalmente protetti, come automotive, riso e prodotti agricoli. Tuttavia, dal Giappone arrivano messaggi più cauti.
Il premier Ishiba ha dichiarato alla stampa che l’accordo verrà “esaminato con attenzione nei suoi contenuti”. Il negoziatore giapponese Ryosei Akazawa ha definito la trattativa “missione compiuta”, ma ha precisato che il Giappone non ha concesso riduzioni tariffarie, mantenendo le attuali soglie di importazione esenti da dazio, in particolare per il riso (770.000 tonnellate annue circa).
Sulle esportazioni di veicoli e componentistica, Ishiba ha confermato che gli Stati Uniti ridurranno i dazi dal 25% al 15%, sottolineando che si tratta di una delle più ampie aperture tariffarie ottenute da un Paese con surplus commerciale verso gli USA.
La posizione dell’Unione Europea
Intanto, sul fronte dei dazi tra Stati Uniti e Unione Europea, la Commissione Europea ha reso noto che non intende attuare contromisure fino alla data fissata da Washington, il 1° agosto. Durante un briefing con la stampa a Bruxelles, il portavoce al Commercio Olof Gill ha confermato l’assenza di contatti politici recenti tra le istituzioni europee e l’amministrazione statunitense, pur lasciando aperta la possibilità di sviluppi improvvisi nel dialogo.
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