Il ritorno del ventaglio: pratico, ecologico e con una lunga storia alle spalle

Nelle giornate di caldo intenso il ventaglio torna a essere protagonista. Considerato per anni un accessorio superato, è oggi riscoperto come strumento pratico, economico ed ecologico per combattere l’afa in città, sui mezzi pubblici o in spiaggia. Piccolo e poco ingombrante, trova facilmente posto in borsa ed è disponibile in diversi materiali: carta, tessuto, legno o pizzo.

Al di là della funzione rinfrescante, il ventaglio è da sempre associato a eleganza e raffinatezza. In passato veniva persino profumato e utilizzato come elemento di seduzione.

Dalle origini antiche al Giappone feudale

Le prime tracce del ventaglio risalgono all’Antico Egitto, dove era simbolo di potere e veniva realizzato con piume e pietre preziose, come testimoniano le raffigurazioni nella tomba di Tutankhamon. Nell’antica Grecia, invece, era usato nei templi per allontanare insetti dagli altari.

Tra le “patrie” storiche del ventaglio figurano Cina e Giappone. In Cina, già nel VII secolo a.C., aveva un valore religioso: il vento prodotto era ritenuto un mezzo per il movimento degli dei. In Giappone, nel Medioevo, il ventaglio aveva funzioni militari: aperto indicava l’adunanza delle truppe o l’ordine di esecuzione, chiuso rappresentava sorveglianza e protezione. Dal Seicento in poi, con l’epoca Edo, entrò anche nella danza e nelle arti marziali.

L’arrivo in Europa

Attraverso i commerci coloniali, il ventaglio giunse in Europa, dove artigiani inglesi, italiani e francesi lo resero un oggetto di lusso, decorato e personalizzato. Raffinato e prezioso, fu introdotto alla corte francese da Caterina de’ Medici e, nell’Ottocento, trovò la sua massima diffusione in Spagna, diventando un simbolo della cultura locale.

Il linguaggio segreto

Il ventaglio non era soltanto un accessorio: nei secoli è stato usato anche come mezzo di comunicazione segreta. Alcuni gesti avevano un significato preciso: tenerlo aperto con entrambe le mani significava “meglio dimenticarmi”, coprirsi il volto avvertiva che “qualcuno ci sta osservando”, passarlo sugli occhi equivaleva a un “mi dispiace”, mentre spostarlo da una mano all’altra comunicava gelosia.

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