Il Fisco accende i riflettori sul mondo dei content creator. Nelle ultime settimane l’Agenzia delle Entrate ha inviato dei questionari conoscitivi a influencer, youtuber, streamer e agenzie di comunicazione per ricostruire la dimensione economica del settore. I destinatari hanno 15 giorni di tempo per inviare la documentazione richiesta relativa alle attività del 2020 e, in alcuni casi, anche agli anni 2021 e 2022.
Pur trattandosi di uno strumento di natura collaborativa, la mancata compilazione può comportare sanzioni pecuniarie e accertamenti fiscali.
Cosa chiede il Fisco agli influencer
I questionari richiedono informazioni dettagliate su:
- piattaforme social utilizzate e relativi username,
- indirizzi email e link ai canali,
- tipologia di contenuti pubblicati,
- compensi percepiti in denaro o in beni/servizi,
- contratti firmati con agenzie e brand,
- fatture (anche estere) ed estratti conto bancari.
Si tratta, dunque, di una mappatura completa delle attività economiche legate all’influencer marketing.
Rischi e sanzioni
Chi non risponde rischia sanzioni tra 250 e 2.000 euro e la ricostruzione induttiva del reddito, cioè l’accertamento fiscale basato su stime quando i dati forniti risultano incompleti o inattendibili. Nei casi più gravi, con dichiarazioni false o fuorvianti, possono scattare conseguenze di tipo penale.
Particolare attenzione è rivolta ai pagamenti in natura – beni e servizi offerti in cambio di visibilità – che per il Fisco costituiscono a tutti gli effetti compensi da tassare.
Novità previdenziali per i creator
Non solo tasse. Dal 2025, con la circolare n. 44 dell’Inps, alcuni influencer rientrano anche tra i lavoratori dello spettacolo. Ciò comporta contributi al Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo (FPLS), oltre alla Gestione separata o al fondo commercianti/artigiani, nei casi in cui l’attività includa recitazione, posa come modello o interpretazione di ruoli assimilabili a quelli di un attore.
Quanto guadagnano gli influencer in Italia
Secondo lo studio Creator Economy 2025 di Kolsquare:
- il 74% dei creator guadagna meno di 5.000 euro al mese,
- il 9% tra 5.000 e 10.000 euro,
- solo il 4% supera questa soglia.
Inoltre, il 35% dichiara meno di 1.000 euro mensili, con un forte gender pay gap: il 43% delle donne guadagna sotto i 1.000 euro, contro il 24% degli uomini.
Instagram resta la piattaforma più redditizia (53% dei guadagni), seguita da TikTok (14%), YouTube (13%) e LinkedIn (9%).
I compensi per post e video
Secondo DeRev, i guadagni variano in base al numero di follower e alla piattaforma:
- Instagram: da 100-300 € a post (nano influencer) fino a 40.000 € (celebrity).
- TikTok: da 20-750 € a video (micro creator) fino a 20.000 € (top creator).
- YouTube: fino a 60.000 € per un video dedicato nei canali oltre 1M di iscritti.
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