Mazzi su La Fenice: “Dialogo, responsabilità e fiducia nel futuro della musica”

Il sottosegretario alla Cultura interviene dopo le tensioni sulla nomina di Beatrice Venezi, invitando le parti a ritrovare serenità e collaborazione nel segno dell’autonomia e del rispetto reciproco.

Negli ultimi giorni il Teatro La Fenice di Venezia è tornato al centro dell’attenzione pubblica a seguito delle discussioni suscitate dalla nomina di Beatrice Venezi come nuova direttrice musicale. La decisione, assunta dal sovrintendente Nicola Colabianchi, ha generato un acceso dibattito interno all’istituzione, portando anche a momenti di tensione e a forme di protesta da parte delle maestranze e dell’orchestra. La vicenda ha inevitabilmente richiamato l’interesse del Ministero della Cultura, da cui è giunto un intervento chiarificatore e di richiamo al dialogo attraverso le parole del sottosegretario Gianmarco Mazzi.

Nel suo intervento, Mazzi ha espresso la necessità di affrontare la situazione con equilibrio, ricordando che ogni istituzione culturale deve mantenere al proprio interno un clima di rispetto reciproco e di collaborazione, anche nei momenti di disaccordo. Ha invitato tutte le parti coinvolte a ritrovare serenità e senso di responsabilità, sottolineando che la musica, più di ogni altra cosa, deve restare la lingua comune attraverso cui si costruisce unità e crescita artistica. Il sottosegretario ha quindi richiamato l’importanza di concedere alla nuova direttrice musicale il tempo necessario per esprimere appieno le proprie capacità e consolidare un rapporto di fiducia con l’orchestra e con il personale del teatro.

Allo stesso tempo, Mazzi ha difeso l’autonomia gestionale e artistica della direzione della Fenice, precisando che le nomine e le scelte artistiche spettano al sovrintendente e ai vertici dell’ente. Il Ministero – ha spiegato – non intende interferire in tali decisioni, ma ribadisce la necessità che esse siano accompagnate da responsabilità e trasparenza, soprattutto in considerazione del fatto che le fondazioni lirico-sinfoniche italiane ricevono importanti contributi pubblici. Nel caso specifico della Fenice, il teatro può contare su un sostegno statale di circa ventidue milioni di euro l’anno, risorse che, ha ricordato Mazzi, provengono dai cittadini e devono essere utilizzate per lavorare, produrre musica e offrire valore alla collettività.

Riflettendo sul tema del rinnovamento, il sottosegretario ha evidenziato come la scelta di puntare su una figura giovane come Beatrice Venezi sia in continuità con una tradizione già sperimentata nella storia del teatro veneziano. Ha ricordato, in particolare, la nomina nel 2011 di Diego Matheuz, anch’egli allora molto giovane, a dimostrazione del fatto che investire su nuove generazioni di direttori può rappresentare un atto di fiducia e di apertura verso il futuro. In questa prospettiva, la nomina di Venezi viene interpretata come un segnale di rinnovamento, nel solco di una tradizione che valorizza i talenti italiani e guarda con interesse a un ricambio generazionale nel mondo della lirica.

Il sottosegretario ha poi lanciato un appello a superare i contrasti attraverso il dialogo, auspicando che il teatro possa tornare quanto prima alla piena operatività e che la collaborazione tra direzione, orchestra e personale tecnico consenta di riportare la Fenice a concentrarsi sulla sua missione principale: produrre arte e cultura di qualità. Mazzi ha invitato a considerare il confronto interno non come un ostacolo, ma come un’occasione di crescita collettiva, ricordando che solo attraverso il lavoro condiviso e la reciproca fiducia la cultura può continuare a essere un valore vivo e produttivo per la comunità.

Le sue parole, pur riferite a una situazione contingente, assumono una portata più ampia, toccando temi di interesse generale come il rapporto tra autonomia artistica e controllo pubblico, il ruolo del finanziamento statale nella cultura e la necessità di bilanciare libertà creativa e responsabilità amministrativa. La vicenda della Fenice, in questo senso, diventa anche un simbolo delle sfide che oggi attraversano le istituzioni culturali italiane, chiamate a conciliare tradizione e innovazione, apertura al cambiamento e rispetto delle proprie radici.

Nelle intenzioni di Mazzi, la strada da seguire è quella del dialogo, della trasparenza e della cooperazione. Solo attraverso un confronto costruttivo – ha ribadito – si potrà restituire alla Fenice quella serenità e quella forza artistica che ne hanno fatto uno dei teatri più prestigiosi del mondo. La cultura, ha concluso, deve essere sempre il risultato del lavoro e dell’impegno di tutti coloro che la rendono possibile.

Mattia Carlin

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