A nove giorni dall’incendio di Capodanno che ha provocato una strage di giovani in Svizzera, la Procura cantonale di Sion imprime una svolta all’inchiesta su Crans-Montana. Dopo giorni di polemiche e accuse di eccessiva prudenza investigativa, arrivano gli arresti dei titolari del locale Le Constellation, al centro della tragedia.
La decisione matura in una giornata dal forte valore simbolico: mentre a Martigny il presidente della Confederazione Guy Parmelin accoglie i capi di Stato italiano e francese, Sergio Mattarella ed Emmanuel Macron, per la commemorazione delle vittime, a Sion scattano le misure cautelari nei confronti dei coniugi Moretti.
Poco prima delle otto del mattino, quando è ancora buio, Jacques Moretti, 47 anni, e la moglie Jessica, 40, entrano negli uffici della Procura di rue des Vergers. Lui appare teso, il volto chiuso; con un gesto protettivo cinge la moglie per sottrarla ai cronisti. Nessuna dichiarazione: Jacques guarda dritto davanti a sé, Jessica tiene il capo chino, nascosto dietro grandi occhiali scuri. Con loro gli avvocati Yael Hayat, Nicola Meier e Patrick Micho; successivamente arrivano anche Sebastien Fanti e Romain Jordan, legali di alcune famiglie delle vittime, ammesse all’udienza secondo la normativa svizzera.
Per la prima volta, i due vengono interrogati non più come testimoni ma come indagati. L’audizione dura sei ore ed è condotta dalla Procura guidata dalla procuratrice generale cantonale Béatrice Pilloud. Le accuse sono pesantissime: omicidio colposo, lesioni e incendio colposo per la morte di 40 persone e il ferimento di altre 116, in gran parte giovanissimi.
Un passaggio che arriva dopo giorni di interrogativi sull’operato degli inquirenti. Fin dall’inizio, infatti, era apparso evidente che nel locale — sovraffollato con 300-400 persone, almeno il doppio della capienza consentita — non esisteva alcuna misura di sicurezza: nessun impianto antincendio, nessun sistema di protezione. Le fiamme, innescate dalle fontane di scintille inserite nelle bottiglie di champagne, avevano rapidamente incendiato i pannelli fonoassorbenti non ignifughi che rivestivano il soffitto basso del sotterraneo. I video girati all’1.30 del primo gennaio mostrano chiaramente i ragazzi ballare mentre il fuoco si propaga sulla spugna, con la musica ancora ad alto volume.
In un primo momento, la Procura aveva escluso la necessità di arresti, sostenendo che non vi fosse il rischio di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato. Una valutazione che ha suscitato forti critiche. Sin dall’inizio, infatti, il pericolo che i Moretti potessero rifugiarsi in Corsica — dove la Francia non prevede l’estradizione dei propri cittadini — appariva concreto. Così come il rischio di pressioni sui testimoni o della scomparsa di documenti rilevanti: i profili social e il sito del locale, improvvisamente chiusi, contenevano immagini che dimostravano come l’uso delle scintille fosse una pratica abituale almeno dal 2020. Anche la possibilità di reiterare comportamenti pericolosi non era remota: altri due locali riconducibili alla coppia sono stati chiusi dopo il disastro.
Fino a ieri questi pericoli erano stati definiti solo teorici, così come i precedenti penali di Jacques Moretti — per sfruttamento della prostituzione, truffa e sequestro di persona — rimasti sullo sfondo. Ora, però, lo scenario cambia radicalmente. La Procura ritiene i rischi attuali e gravi: Jacques Moretti viene quindi condotto in carcere. Per Jessica, invece, vengono disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, sia perché ritenuta meno problematica sia per consentirle di occuparsi del figlio piccolo avuto con il marito.
Le misure cautelari dovranno ora essere esaminate dal giudice dei provvedimenti coercitivi, che la prossima settimana deciderà se confermarle o attenuarle. Intanto proseguono le indagini sui controlli amministrativi: il Comune di Crans-Montana ha ammesso di non aver effettuato verifiche su Le Constellation dal 2020 in poi.
Sul fronte italiano, dopo l’apertura di un fascicolo autonomo da parte della Procura di Roma, i magistrati di Bologna hanno disposto — su richiesta dei colleghi capitolini — la riesumazione del corpo di Giovanni Tamburi, 16 anni, per effettuare un’autopsia mai eseguita in Svizzera. Per lo stesso motivo sono state sospese anche le tumulazioni di Chiara Costanzo e Achille Barosi a Milano e di Emanuele Galeppini a Genova.
Un’inchiesta che si allarga, mentre l’Europa continua a interrogarsi sulle responsabilità di una tragedia che ha spezzato decine di vite.
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