L’economia italiana mostra segnali di moderata ma stabile ripresa, con particolare impulso dal settore dei servizi e nuove proiezioni sulla crescita del PIL che segnano un miglioramento rispetto alle stime precedenti.
Secondo l’ultimo sondaggio sul settore dei servizi in Italia, rilevato dall’indice PMI per gennaio 2026, l’espansione dell’attività commerciale nel comparto è continuata per il quattordicesimo mese consecutivo. Il dato, che supera la soglia di 50 punti segnando 52,9, indica un clima di fiducia tra imprese e consumatori, sostenuto da una domanda interna vivace e da alcune gare pubbliche vinte da operatori locali. Tuttavia, tra gli indicatori emergenti spicca un rallentamento nella crescita delle nuove commesse e nelle esportazioni, segnale di incertezze nel contesto internazionale.
Nel frattempo, l’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita del PIL italiano per il 2026, portandole a 0,7% sia per il 2026 sia per il 2027, rispetto a una precedente stima più bassa. La decisione riflette un miglioramento dell’attività economica dopo anni di stagnazione e conferma le aspettative di ripresa sostenuta dalla domanda interna. L’UPB ha però segnalato alcuni rischi persistenti, tra cui l’incertezza dei mercati finanziari, eventi climatici e la lentezza dell’aumento della produttività.
Il quadro si complica ulteriormente per settori chiave della produzione agricola. In particolare, i coltivatori di olio d’oliva italiani segnalano una forte caduta dei prezzi dovuta a un’ondata di importazioni a basso costo, soprattutto dalla Tunisia, che ha invaso il mercato europeo con prezzi inferiori agli standard domestici. La situazione sta costringendo molti produttori a vendere sotto costo, con effetti negativi sulla redditività delle aziende agricole nazionali. Coldiretti e altre associazioni di categoria richiedono interventi di tutela più stringenti su etichettatura e controlli per contrastare la concorrenza sleale e preservare il valore dell’olio d’oliva italiano.
In sintesi, l’economia italiana inizio 2026 mantiene un ritmo di crescita moderato, sostenuto dai servizi e da una migliore fiducia delle imprese, ma resta esposta a vulnerabilità strutturali e pressioni esterne che richiederanno attenzione da parte delle istituzioni e dei policy maker nei prossimi mesi.
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