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Taiwan accusa la Cina di incursioni aeree record: Pechino nega e parla di “normali esercitazioni”

Taiwan ha denunciato un massiccio incremento delle incursioni aeree da parte dell’Cina nelle proprie zone di identificazione della difesa aerea (ADIZ), definendo i movimenti come una “pressante violazione della sovranità nazionale”. Secondo fonti militari taiwanesi, decine di aerei dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) hanno sorvolato il settore sud-occidentale e settentrionale della fascia ADIZ, con un numero di incursioni considerato “record negli ultimi anni”.

Le autorità di Taipei hanno riferito che l’azione non è rimasta isolata: gli aerei cinesi avrebbero compiuto sorvoli ravvicinati lungo rotte ritenute strategiche, costringendo i jet della Forze di Difesa di Taiwan a decollare per intercettazioni e monitoraggi. Il ministero della Difesa di Taiwan ha definito la situazione “estrema” per l’elevata frequenza di voli non autorizzati.

La risposta di Pechino non si è fatta attendere. In un comunicato ufficiale, il ministro della Difesa cinese ha sostenuto che le operazioni aeree rientrano in “normali esercitazioni di routine” volte a difendere “l’integrità territoriale” e “contrastare le interferenze esterne”. Il linguaggio utilizzato riflette una strategia già adottata in passato, secondo cui la Repubblica Popolare sostiene la propria sovranità sulla fascia di mare e di spazio aereo che circonda Taiwan, considerata una provincia “ribelle” da riunificare prima o poi con la Cina continentale.

L’escalation è avvenuta in un contesto geopolitico già teso: gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali hanno aumentato le loro vendite di armamenti e la presenza militare nella regione, in parte come deterrente a possibili mosse aggressive di Pechino. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti ha ribadito in una dichiarazione recente l’impegno di Washington nei confronti della sicurezza dell’isola, pur mantenendo il principio di “Una sola Cina” che guida la politica estera statunitense da decenni.

Analisti internazionali osservano che la frequenza delle incursioni aeree cinesi sia un messaggio diretto alle autorità di Taipei in vista delle elezioni presidenziali di marzo 2026. Una strategia di pressione che potrebbe influenzare l’opinione pubblica interna, in un momento in cui il governo taiwanese sta cercando di rafforzare le alleanze con partner internazionali come USA, Giappone e Unione Europea.

Il governo di Taiwan ha convocato una riunione di emergenza del Consiglio per la Sicurezza Nazionale per analizzare la situazione, mentre gli organi civili hanno invitato la popolazione alla calma, pur ribadendo la necessità di vigilanza. Il rischio di fraintendimenti militari aumenta man mano che la regione si polarizza, tanto che alcuni esperti invitano tutte le parti a incrementare i canali diplomatici di comunicazione per evitare incidenti involontari.

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