L’UE valuta stop ai visti per i soldati russi: allarme dall’Estonia

Le relazioni tra Europa e Russia si intensificano su un fronte diplomatico delicato. Margus Tsahkna, ministro degli Esteri della Estonia, ha lanciato un forte appello perché l’Unione europea bandisca l’ingresso dei soldati russi sul territorio Schengen e, in particolare, cancelli i visti già rilasciati a militari di Mosca. Secondo il diplomatico, una misura di questo tipo è necessaria per evitare rischi di infiltrazioni, attacchi ibridi e movimenti di mercenari legati alla guerra in Ucraina. 

Tsahkna ha sottolineato come alcuni Stati membri – tra cui l’Italia – risultino maggiormente esposti, avendo concesso decine di migliaia di permessi di soggiorno o visti a cittadini russi negli ultimi anni. Queste aperture, a suo avviso, potrebbero essere sfruttate da individui legati a reti militari o politiche che rappresentano una minaccia per la sicurezza europea se lasciate senza controllo. 

L’ipotesi di sospendere l’ingresso di militari russi su tutti i paesi dell’area Schengen riaccende il dibattito sulle politiche dei visti nella UE, che già in passato ha cercato di restringere l’accesso ai cittadini russi per motivi di sicurezza. Paesi baltici come Estonia e Lettonia avevano in passato rifiutato l’emissione di molte tipologie di visti ai cittadini russi per contenere flussi non regolati e proteggere confini sensibili, considerando anche la particolare storia delle relazioni tra questi Stati e Mosca dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica. 

La richiesta di Tsahkna arriva in un momento di crescente tensione globale legata al conflitto in Ucraina, con l’UE e la Nato impegnate nel rafforzare le proprie difese e strategie di sicurezza. L’idea di un divieto totale di visti per i soldati russi non è mai stata formalmente adottata, ma la proposta dell’Estonia potrebbe portare a un nuovo confronto tra gli Stati membri dell’Unione su come equilibrare libertà di circolazione e sicurezza interna.

I critici, tuttavia, avvertono che una tale misura potrebbe complicare ulteriormente le relazioni diplomatiche con Mosca e mettere a dura prova le già fragili dinamiche geostrategiche nel continente europeo, soprattutto considerando che alcune categorie di cittadini – come giornalisti, studenti e familiari – restano escluse da un divieto generalizzato. 

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