Guerra Iran-Israele, petrolio oltre i 100 dollari al barile: mercati sotto pressione

L’escalation della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele continua a scuotere l’economia mondiale. Il prezzo del petrolio è tornato oltre i 100 dollari al barile, livello che non si vedeva da diversi anni, alimentando timori per l’inflazione e per la stabilità dei mercati finanziari. 

Secondo i dati dei mercati internazionali, il Brent del Mare del Nord ha superato i 100 dollari, mentre il WTI statunitense si è avvicinato ai 95 dollari. L’aumento delle quotazioni è legato soprattutto alla guerra in Medio Oriente e ai timori per possibili interruzioni delle forniture energetiche globali. 

La situazione è resa ancora più delicata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio globale. Eventuali blocchi o attacchi alle petroliere potrebbero ridurre le esportazioni e spingere ulteriormente i prezzi verso l’alto. 

Per contenere l’impennata dei prezzi, i Paesi del G7 e l’Agenzia Internazionale per l’Energia stanno valutando il rilascio di grandi quantità di petrolio dalle riserve strategiche, con un possibile intervento tra 300 e 400 milioni di barili per stabilizzare il mercato. 

Nonostante queste misure, gli investitori restano cauti. Gli attacchi nel Golfo e i rischi per le rotte energetiche hanno già provocato forti oscillazioni sui mercati e cali nelle principali borse internazionali. 

Gli analisti avvertono che, se il conflitto dovesse prolungarsi, le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre il settore energetico, con possibili aumenti dei carburanti, maggiore inflazione e rallentamento della crescita economica globale.  

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