Iran, la lettera dei genitori al Papa: “Sia la voce dei nostri figli uccisi”

Una lettera scritta tra le macerie e il dolore, con parole che pesano come pietre. I genitori dei bambini uccisi nel bombardamento di una scuola elementare a Minab, nel sud dell’Iran, hanno deciso di rivolgersi direttamente a Papa Leone, chiedendo che la loro tragedia non venga dimenticata.

Il bombardamento e le vittime

L’attacco risale al 28 febbraio, primo giorno della cosiddetta “guerra preventiva” contro l’Iran. A essere colpita è stata la scuola elementare Shajarah Tayyebeh.

Il bilancio è drammatico: 168 bambini morti, molti dei quali bambine.

Un episodio che inizialmente è stato anche messo in discussione, tra dubbi e propaganda, mentre sui social circolavano immagini dei resti dell’edificio e degli oggetti personali degli alunni: zaini bruciati, quaderni macchiati di sangue.

“Siamo i genitori di 168 bambini”

La lettera, diffusa dal giornalista iraniano Alireza Akbari, è un racconto diretto del dolore:

“Le scriviamo con le mani tremanti e il cuore colmo di dolore… siamo i padri e le madri di 168 bambini”.

Parole che descrivono una perdita totale, in cui ai figli si sostituiscono oggetti rimasti tra le macerie.

“Ci stringiamo al petto i loro zaini bruciati”, scrivono, trasformando la tragedia in una testimonianza collettiva.

L’appello al Papa

Nella lettera, i genitori ringraziano il Pontefice per le sue parole contro la guerra e per aver ricordato come i bambini siano le prime vittime dei conflitti.

Poi la richiesta, semplice e potente:
continuare a essere la voce degli innocenti e spingere per il ritorno al dialogo.

Un appello che si chiude con un’immagine simbolica e drammatica: quella dei genitori costretti a “sussurrare la ninna nanna sulla fredda pietra della tomba del proprio figlio”.

Le ricostruzioni sull’attacco

Un’inchiesta del The New York Times pubblicata a fine marzo ha contribuito a fare luce sull’accaduto.

Secondo le ricostruzioni, l’attacco sarebbe stato condotto con un’arma compatibile con un missile balistico di fabbricazione statunitense, che ha colpito non solo la scuola ma anche una palestra adiacente, situata vicino a una base militare.

In seguito si è parlato di un “tragico errore”, ma per le famiglie delle vittime resta una ferita aperta.

Una tragedia che interroga il mondo

La lettera dei genitori di Minab riporta al centro del dibattito internazionale il costo umano dei conflitti, soprattutto quando a pagarlo sono i più piccoli.

Un messaggio che va oltre i confini dell’Iran e che chiama in causa la responsabilità collettiva:
quella di non voltarsi dall’altra parte.

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