È sotto stretta osservazione internazionale il focolaio di Hantavirus scoppiato a bordo della nave da spedizione MV Hondius. Gli esperti coordinati dall’Organizzazione mondiale della sanità stanno analizzando ogni fase del viaggio per ricostruire origine e diffusione del contagio.
Ad oggi i casi sono saliti a otto, con un nuovo paziente individuato a Zurigo, mentre tre persone con sintomi sospetti sono state evacuate nei Paesi Bassi per ricevere cure. Un ulteriore caso segnalato in Argentina non risulta, al momento, collegato alla nave.
Viaggio tra aree remote e possibili esposizioni
Partita il 1° aprile da Ushuaia, la Hondius ha attraversato alcune delle aree più isolate dell’Atlantico meridionale, con tappe in:
- Antartide
- Georgia del Sud
- Tristan da Cunha
- Sant’Elena
- Isola di Ascensione
Un itinerario che potrebbe aver favorito il contatto con ambienti naturali dove il virus è presente, in particolare attraverso roditori infetti.
L’origine: Sud America e possibile contagio tra persone
Secondo l’Oms, il focolaio non sarebbe nato a bordo ma in Sud America. L’ipotesi principale è che una coppia olandese, poi deceduta, abbia contratto il virus prima dell’imbarco e lo abbia trasmesso ad altri passeggeri.
Non si esclude inoltre una trasmissione interumana, possibile nel caso del ceppo delle Ande, una variante rara ma documentata dell’Hantavirus.
Il caso dei passeggeri senza controlli
A complicare il quadro è emersa una criticità nella gestione iniziale: 23 passeggeri sarebbero sbarcati il 21 aprile a Sant’Elena e rientrati nei rispettivi Paesi senza controlli immediati. Un elemento che ha fatto scattare le procedure di tracciamento internazionale dei contatti.
Coordinamento globale e misure sanitarie
Diversi Paesi – tra cui Spagna, Regno Unito, Sudafrica e Paesi Bassi – stanno collaborando con l’Oms per:
- identificare i contatti dei passeggeri;
- monitorare eventuali sintomi;
- contenere possibili nuovi contagi.
Due specialisti in malattie infettive sono in viaggio per salire a bordo della nave e rafforzare la gestione sanitaria.
Prossima tappa: Tenerife
Attualmente l’imbarcazione è ferma a Capo Verde, ma è previsto l’attracco sabato a Tenerife, dove inizierà il rimpatrio dei passeggeri.
Italia in allerta (ma nessun connazionale a bordo)
Il Ministero della Salute ha confermato che non risultano italiani tra i passeggeri, ma ha comunque attivato le procedure di monitoraggio e allertato gli uffici sanitari di frontiera.
Rischio basso, ma alta vigilanza
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ribadito che il rischio per la salute pubblica globale resta basso e che, allo stato attuale, non sono necessarie restrizioni ai viaggi.
Resta però alta l’attenzione: i passeggeri dovranno monitorare eventuali sintomi per 45 giorni, mentre le autorità continuano a ricostruire ogni passaggio del focolaio.
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