Ucraina, il Cremlino: “La guerra finirà con la nostra vittoria”. Witkoff e Kushner attesi a Mosca

Prosegue senza segnali concreti di tregua il conflitto tra Russia e Ucraina. Dal Cremlino arriva una nuova dichiarazione destinata ad alimentare la tensione internazionale: “Questa è la nostra guerra. E la vinceremo”. A pronunciarla è stato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, in un’intervista rilanciata dall’agenzia Tass.

Le parole di Peskov arrivano a poche ore dall’intervento del presidente russo Vladimir Putin durante le celebrazioni del 9 maggio sulla Piazza Rossa, dove aveva sostenuto che il conflitto “si sta avviando verso la conclusione”.

Mosca apre ai negoziati, ma con condizioni

Putin ha ribadito che Mosca “non ha mai rifiutato il dialogo con l’Unione Europea”, indicando però come possibile interlocutore privilegiato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, figura storicamente vicina al Cremlino.

Nel frattempo, secondo quanto riferito dal consigliere presidenziale Yuri Ushakov, gli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner sarebbero attesi “presto” a Mosca per proseguire i colloqui diplomatici tra Washington e il Cremlino.

La Lettonia nel mirino dei droni

Nelle ultime ore cresce anche la tensione nell’area baltica. Due droni ucraini, deviati – secondo Kiev – dalla guerra elettronica russa, hanno violato lo spazio aereo della Lettonia colpendo depositi di carburante vuoti.

L’episodio ha provocato un terremoto politico interno: il ministro della Difesa lettone Andris Spruds ha annunciato le dimissioni dopo la richiesta esplicita della premier Evika Silina, che ha accusato il dicastero di non aver garantito adeguatamente la sicurezza dello spazio aereo nazionale.

Lettonia e Lituania hanno già chiesto alla NATO un rafforzamento immediato delle difese aeree nell’area baltica.

Le reazioni italiane

Dal fronte politico italiano, il presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato Maurizio Gasparri invita alla prudenza ma anche a verificare eventuali aperture diplomatiche:

“L’Europa ha il dovere di verificare se alle parole di Putin seguiranno dei fatti”.

Secondo Gasparri, il lungo stallo militare e le pesanti perdite umane potrebbero aver spinto Mosca verso una posizione più pragmatica, pur mantenendo alta la cautela sulle reali intenzioni del Cremlino.

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