Petrolio, perché il prezzo non esplode nonostante la chiusura dello Stretto di Hormuz

A oltre tre mesi dalla chiusura quasi totale dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio mondiale di petrolio, il prezzo del greggio continua a sorprendere gli analisti. Nonostante il blocco interessi circa il 20% delle forniture globali giornaliere di petrolio, il Brent si mantiene intorno ai 90 dollari al barile, ben lontano dalle previsioni che lo indicavano oltre quota 150 dollari.

Secondo numerosi osservatori del settore energetico, il motivo principale è il drastico calo dei consumi registrato in molti Paesi emergenti. Dallo Sri Lanka al Pakistan, passando per Indonesia, Bangladesh, Kenya e Filippine, governi e cittadini hanno ridotto l’utilizzo di carburanti attraverso misure di austerità e razionamenti, contribuendo a diminuire la domanda globale di milioni di barili al giorno.

A sostenere l’equilibrio del mercato contribuiscono anche Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che hanno incrementato le esportazioni attraverso rotte alternative, oltre alla maggiore produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti.

Un ruolo importante è svolto anche dalla Cina. Negli ultimi mesi Pechino ha ridotto significativamente le importazioni di greggio, favorita dalla crescente diffusione di trasporti elettrici e dall’utilizzo della rete ferroviaria ad alta velocità. Una scelta dettata principalmente da esigenze economiche interne, ma che ha avuto l’effetto di alleggerire la pressione sul mercato internazionale dell’energia.

Diversa la situazione in Europa, dove diversi Paesi continuano a sostenere i consumi attraverso riduzioni fiscali sui carburanti. Tuttavia, il contributo europeo non è sufficiente a invertire la tendenza globale.

Per il momento, dunque, il mercato petrolifero sembra aver trovato un equilibrio fragile ma efficace. Una situazione che contribuisce a contenere l’inflazione e ad allontanare il rischio di una nuova crisi energetica globale, nonostante le tensioni geopolitiche ancora aperte in Medio Oriente.

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