La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha trascorso la giornata a Palermo, dove ha preso parte allo svelamento della Fiat Croma bianca sulla quale viaggiavano il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e l’autista Giuseppe Costanza il 23 maggio 1992, giorno della strage di Capaci. Un momento altamente simbolico, accompagnato da un messaggio di forte impegno nella lotta alla criminalità organizzata e da nuove misure per rafforzare la sicurezza nel capoluogo siciliano.
Nel suo intervento, Meloni ha ricordato come la strage di Capaci abbia segnato una svolta nella storia italiana, rompendo il silenzio sulla mafia e generando una nuova coscienza civile. «Giovanni Falcone e Francesca Morvillo erano persone normali che, nel momento decisivo, hanno scelto da che parte stare. È questo il loro insegnamento più grande», ha affermato la premier, sottolineando che il modo migliore per onorarne la memoria è continuare a combattere la mafia senza arretrare.
La presidente del Consiglio ha poi partecipato alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, affrontando il tema dell’escalation criminale registrata negli ultimi mesi a Palermo. Tra le misure annunciate figurano l’assegnazione di 90 nuovi agenti alle forze dell’ordine, ulteriori risorse economiche destinate ai Comuni dell’area metropolitana, il potenziamento della videosorveglianza nelle zone più sensibili e la possibilità di impiegare anche l’Esercito in quartieri particolarmente complessi, come lo Zen, qualora fosse necessario.
Nella stessa giornata, i Carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno eseguito il fermo di 22 persone, sette delle quali già detenute, ritenute coinvolte nella recente ondata di attentati, intimidazioni ed estorsioni che ha interessato il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, rappresenta il seguito dell’operazione che lo scorso giugno aveva portato al fermo di altri otto presunti appartenenti al racket delle estorsioni.
Gli investigatori ritengono che tra i mandanti delle intimidazioni vi sia Salvatore Verga, trafficante di droga detenuto nel carcere di Trani, che secondo gli inquirenti continuava a impartire ordini ai propri complici attraverso uno smartphone introdotto illegalmente in cella. Dall’analisi dei messaggi recuperati sarebbe emerso anche un ordine diretto di colpire un’attività commerciale palermitana, elemento che rafforza il quadro investigativo ricostruito dagli inquirenti.
Particolarmente emozionante anche l’intervento di Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso, che ha definito la Fiat Croma «non un simbolo di sconfitta, ma di rinascita», ricordando il valore della memoria come strumento per costruire una cultura della legalità.
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