Usa, nuove sanzioni contro l’Iran: Washington avverte anche la Cina. Pechino: “Difenderemo i nostri interessi”

Gli Stati Uniti intensificano la pressione economica su Teheran. Taglia da 10 milioni di dollari su alcuni vertici dei Pasdaran, mentre Baghdad propone un nuovo organismo di sicurezza con Iran e Arabia Saudita

Gli Stati Uniti aumentano la pressione sull’Iran con una nuova offensiva economica destinata a coinvolgere anche i Paesi che continuano a intrattenere rapporti commerciali con Teheran. Washington punta a limitare ulteriormente l’accesso iraniano al sistema finanziario internazionale e avverte che le conseguenze potrebbero riguardare anche la Cina, uno dei principali partner economici della Repubblica islamica.

Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha avvertito che chi continuerà a fare affari con Teheran rischierà l’esclusione dal sistema del dollaro, nel tentativo americano di ridurre drasticamente le risorse finanziarie a disposizione dell’Iran.

La strategia ha già provocato la reazione di Pechino, che respinge la politica di “massima pressione” statunitense e promette di tutelare i propri interessi.

La Cina risponde agli Stati Uniti

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha criticato l’approccio adottato da Washington, sostenendo che una guerra economica non sia in grado di risolvere la crisi iraniana.

Secondo Pechino, una nuova escalation delle sanzioni rischia invece di aumentare le tensioni regionali e produrre conseguenze sull’ordine economico e finanziario internazionale.

La Cina ha quindi annunciato che adotterà le misure ritenute necessarie per difendere i propri diritti e interessi economici.

Taglia da 10 milioni sui vertici dei Pasdaran

Parallelamente alle misure economiche, gli Stati Uniti hanno annunciato una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per informazioni riguardanti alcuni importanti esponenti dei Pasdaran iraniani.

Tra i nomi indicati figurano il capo dei Guardiani della Rivoluzione Ahmed Vahidi, il comandante Ali Abdollahi e responsabili delle strutture iraniane impegnate nei settori dei droni, delle operazioni informatiche e dell’intelligence.

Secondo Washington, le unità guidate dagli uomini indicati nell’annuncio sarebbero coinvolte in attività contro personale e infrastrutture critiche statunitensi.

Hormuz, traffico marittimo ai minimi

Le tensioni internazionali continuano intanto a riflettersi sullo Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per il commercio energetico mondiale.

Secondo dati preliminari della società di monitoraggio navale Kpler citati da Sky Arabia, lunedì soltanto una nave destinata al trasporto di materie prime avrebbe attraversato lo Stretto, il dato più basso dallo scorso 7 maggio.

Le rilevazioni potrebbero comunque essere aggiornate, anche perché alcune imbarcazioni disattivano i sistemi automatici di identificazione durante il transito.

L’Iraq propone un consiglio con Iran e Arabia Saudita

Nel tentativo di ridurre le tensioni regionali, l’Iraq ha proposto a Iran e Arabia Saudita la costituzione di un Consiglio congiunto di coordinamento sulla sicurezza.

L’iniziativa punta ad affrontare la crisi di fiducia tra Teheran e Riad in una fase segnata da forti tensioni militari e diplomatiche.

Baghdad ha inoltre ribadito l’intenzione di riportare sotto il controllo esclusivo dello Stato tutte le fazioni armate e i relativi arsenali, anche in vista del ritiro della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti.

Al momento né l’Iran né l’Arabia Saudita hanno reso nota una posizione ufficiale sulla proposta irachena.

Teheran teme nuove tensioni interne

Sul fronte interno, il capo della polizia iraniana Ahmadreza Radan ha accusato Stati Uniti e Israele di cercare occasioni per destabilizzare il Paese.

Le autorità di Teheran guardano con particolare attenzione alle conseguenze della crisi economica e politica interna, temendo che l’inasprimento delle pressioni internazionali possa alimentare nuove proteste.

Il confronto tra Washington e Teheran entra così in una nuova fase, nella quale sanzioni economiche, sicurezza energetica e rapporti con la Cina diventano elementi centrali di una crisi che continua ad avere conseguenze ben oltre i confini iraniani.

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