Ripartono i lavori in commissione Affari Costituzionali. Il testo è atteso in Aula il 9 settembre, ma i tempi restano stretti. FdI punta ad abbassare la soglia per il premio di governabilità. Ciriani: «Voto in primavera 2027 opzione di maggior buon senso»
ROMA – La nuova legge elettorale entra nella fase decisiva. Dopo la pausa estiva riprende il tour de force della commissione Affari Costituzionali del Senato, chiamata ad accelerare l’esame del provvedimento in vista dell’approdo in Aula, previsto per mercoledì 9 settembre.
I tempi, tuttavia, sono particolarmente stretti e appare difficile che la commissione riesca a concludere l’intero iter entro la scadenza. Il testo potrebbe quindi arrivare nell’emiciclo senza mandato al relatore, rendendo necessario esaminare e votare nuovamente le diverse proposte di modifica.
Tra i temi destinati a tornare al centro del confronto ci sono anche le preferenze, già terreno di tensione all’interno della maggioranza nei mesi scorsi.
Accantonato il ballottaggio, resta il nodo del premio di governabilità
L’ipotesi del ballottaggio sembra ormai essere stata quasi definitivamente messa da parte. La partita principale si concentra invece sul premio di governabilità e sulla percentuale necessaria per ottenerlo.
Sul tavolo resta un emendamento di Fratelli d’Italia, al momento accantonato, che propone di abbassare la soglia dal 42% al 41%.
È uno dei punti più delicati del nuovo sistema, ribattezzato nel dibattito politico “Stabilicum” e, da alcuni, “Melonellum”.
La maggioranza punta a imprimere un’accelerazione all’iter: secondo il calendario ipotizzato, dopo il passaggio al Senato la riforma potrebbe arrivare alla Camera entro la fine di settembre, con l’obiettivo di ottenere l’approvazione definitiva all’inizio di ottobre.
Una corsa contro il tempo dettata anche dall’imminente apertura della sessione parlamentare dedicata alla legge di Bilancio.
Il precedente delle preferenze e i timori nella maggioranza
Il percorso resta però esposto a possibili incidenti parlamentari. Un precedente è arrivato appena due mesi fa, quando alla Camera la maggioranza è stata battuta proprio su una votazione riguardante le preferenze.
In Fratelli d’Italia prevale per ora la volontà di portare a termine la riforma senza collegarne automaticamente l’approvazione alla fine anticipata della legislatura.
Secondo il ragionamento che emerge dal partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non ci sarebbe alcuna intenzione di accelerare lo scioglimento delle Camere una volta approvata la nuova legge. Un eventuale nuovo incidente parlamentare sul provvedimento potrebbe però modificare lo scenario politico.
La finestra per le prossime elezioni politiche resta compresa tra la primavera e l’autunno del 2027.
Ciriani: «Il voto in primavera sarebbe l’opzione di maggior buon senso»
A intervenire sulle possibili tempistiche elettorali è stato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, che considera preferibile un appuntamento con le urne nella prima parte del prossimo anno.
«Il voto in primavera sarebbe l’opzione di maggior buon senso rispetto a ottobre quando si deve preparare la legge di bilancio», ha spiegato Ciriani, precisando tuttavia che un simile percorso dovrebbe essere costruito in condivisione con il capo dello Stato.
Il ministro ha inoltre mostrato scetticismo rispetto alla possibilità di un accordo politico con Roberto Vannacci: «Mi pare difficile».
Per Giorgia Meloni potrebbe intanto aprirsi una fase caratterizzata da una maggiore presenza sul territorio e da un contatto più diretto con i cittadini, dopo una stagione politica fortemente concentrata sull’attività di governo.
Riparte il Parlamento, sul tavolo anche il ddl antisemitismo
La legge elettorale non sarà l’unico dossier della ripresa parlamentare. Tra i provvedimenti più discussi figura anche il disegno di legge contro l’antisemitismo, costruito sulla definizione dell’IHRA, l’International Holocaust Remembrance Alliance.
Il testo, già approvato con alcune modifiche al Senato, ha diviso le opposizioni e continua ad alimentare il confronto politico.
Per mercoledì 9 settembre è prevista anche una manifestazione davanti a Montecitorio, promossa da circa cento associazioni contrarie al provvedimento.
«Criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale», è uno degli slogan scelti dai promotori, che contestano il rischio di quella che definiscono una nuova «norma-bavaglio».
Con la ripresa dei lavori parlamentari si apre così una fase politica particolarmente intensa: legge elettorale, prospettiva delle elezioni del 2027 e nuovi dossier legislativi saranno al centro del confronto tra maggioranza e opposizioni nelle prossime settimane.
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