Parolin all’ONU: «Cessate il fuoco immediato su tutti i fronti». Appello per Ucraina e Medio Oriente

Un cessate il fuoco immediato e il ritorno alla diplomazia per fermare le guerre che continuano a provocare vittime e aggravare le crisi umanitarie. È l’appello lanciato dal cardinale Pietro Parolin davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove il Segretario di Stato vaticano ha richiamato l’attenzione sui conflitti in Ucraina e Medio Oriente.

«Il passare del tempo non rende una guerra meno intollerabile», ha sottolineato Parolin, ricordando le responsabilità di chi può contribuire a porre fine alle ostilità.

Particolare attenzione è stata dedicata alla guerra in Ucraina, dove, dopo oltre quattro anni di conflitto, il numero delle vittime continua ad aumentare. La Santa Sede ha ribadito la necessità di rispettare il diritto internazionale umanitario e di creare le condizioni per una soluzione diplomatica.

Parolin: «La pace non può essere rimandata»

Il messaggio del Vaticano è quello di fermare le ostilità e riportare al centro il negoziato.

«La pace non può essere rimandata», ha affermato il cardinale, chiedendo che le armi tacciano e cessino i bombardamenti. La Santa Sede, ha aggiunto, sostiene le iniziative finalizzate al raggiungimento di un cessate il fuoco immediato, completo ed effettivo.

L’intervento si è poi concentrato sulla situazione in Medio Oriente e, in particolare, sulle condizioni della popolazione palestinese.

Parolin ha espresso preoccupazione per la violenza contro i civili palestinesi in Cisgiordania, richiamando l’attenzione sull’escalation delle ostilità, sulle demolizioni delle abitazioni, sulle restrizioni alla libertà di movimento e sul conseguente sfollamento delle comunità.

Gaza e la soluzione dei due Stati

Rimane grave anche la situazione nella Striscia di Gaza. Il Segretario di Stato vaticano ha richiamato la crisi umanitaria, le distruzioni, gli sfollamenti di massa e le persistenti carenze che continuano a colpire la popolazione.

La Santa Sede ha quindi rinnovato l’appello alla comunità internazionale affinché lavori per una soluzione politica fondata sulla prospettiva dei due Stati, con l’obiettivo di arrivare a una pace giusta e duratura.

Una posizione ribadita dal Vaticano anche negli incontri di questi giorni alle Nazioni Unite, insieme alla richiesta di tutelare i civili e garantire il rispetto del diritto internazionale.

L’appello per i cristiani in Medio Oriente

Nel suo intervento Parolin ha affrontato anche la situazione del Libano e, più in generale, la presenza delle comunità cristiane in Medio Oriente.

Secondo il cardinale, la presenza cristiana nella regione deve essere non soltanto tutelata come parte della sua storia, ma anche sostenuta dalla comunità internazionale.

I cristiani, ha spiegato, aspirano a contribuire attivamente alla pace, alla spiritualità e alla cultura nel mosaico dei popoli del Levante.

La Santa Sede ha quindi invitato le parti coinvolte a scegliere la strada del dialogo, indicando nel negoziato sostenuto dalla comunità internazionale lo strumento per restituire alla regione del Golfo una prospettiva di stabilità e sviluppo condiviso.

Arabia Saudita: preoccupazione per la sicurezza del Golfo

Il Medio Oriente è stato al centro anche degli altri interventi all’Assemblea generale.

Il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan al Saud ha criticato quella che Riad considera un’insufficiente risposta internazionale alle minacce provenienti dall’Iran, condannando le azioni iraniane contro i Paesi della regione.

Il ministro ha inoltre sottolineato il legame tra la stabilità del Golfo e la sicurezza energetica mondiale, in una fase nella quale le tensioni regionali stanno avendo conseguenze anche sui mercati internazionali.

La Russia si propone come mediatrice per Hormuz

Da Mosca è arrivata invece la disponibilità a contribuire a una soluzione diplomatica per stabilizzare la situazione nello Stretto di Hormuz.

Intervenendo all’Assemblea generale, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha indicato la necessità di ricostruire un clima di fiducia tra Iran, Paesi arabi e Stati del Golfo e di arrivare a una nuova architettura regionale capace di garantire maggiore stabilità.

Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei punti più delicati della crisi. Nei giorni scorsi Teheran aveva manifestato la disponibilità a discutere una sua riapertura a determinate condizioni, mentre proseguono gli sforzi diplomatici internazionali per garantire la sicurezza della navigazione e delle forniture energetiche.

Qatar: Netanyahu ostacola il piano per Gaza

Sul dossier Gaza è intervenuto anche il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani.

In un’intervista alla Cnn, il premier qatarino ha accusato il governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di rappresentare, a suo giudizio, il principale ostacolo all’avanzamento del piano di pace sostenuto dagli Stati Uniti.

Si tratta della posizione espressa da Doha, che continua a svolgere un ruolo di mediazione nei negoziati regionali.

Proseguono i contatti tra Stati Uniti e Iran

Parallelamente rimangono aperti i canali diplomatici tra Washington e Teheran.

Secondo quanto riferito da Axios, citando una fonte statunitense, i colloqui indiretti continuerebbero attraverso mediatori e riguarderebbero sia la situazione dello Stretto di Hormuz sia il dossier nucleare.

Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero avuto in settimana un nuovo ciclo di contatti indiretti con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a margine dell’Assemblea generale dell’ONU a New York, con il coinvolgimento di funzionari qatarioti.

Anche fonti citate da Reuters hanno riferito della prosecuzione degli sforzi diplomatici tra Stati Uniti e Iran, pur in assenza, al momento, di un accordo imminente.

Il quadro emerso dalle Nazioni Unite resta dunque segnato da forti contrapposizioni, ma anche dal tentativo di mantenere aperti i canali diplomatici. È in questo scenario che si inserisce l’appello della Santa Sede: fermare le ostilità e riportare il negoziato al centro della risposta internazionale alle crisi.

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