CyberShield AI Italia, Col. Flebus (ROS Carabinieri): «Sulle tecnologie investigative sensibili non possiamo dipendere dall’estero»

Intelligenza artificiale per analizzare grandi quantità di dati investigativi, nuovi strumenti tecnologici per contrastare le tecniche di controsorveglianza e una maggiore autonomia dalle tecnologie straniere nei settori più sensibili. Sono alcuni dei temi affrontati dal Col. Luca Flebus del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dell’Arma dei Carabinieri, intervenuto a “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) e svoltosi ieri nel Salone d’Onore della Caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma.

Flebus ha portato al centro del confronto l’esperienza dell’attività investigativa quotidiana e la necessità di adeguare gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine a uno scenario nel quale anche le tecniche utilizzate dalla criminalità diventano sempre più sofisticate.

«Cerchiamo di contrastare tutte quelle tecniche di controsorveglianza che i nostri antagonisti utilizzano», ha spiegato, citando sistemi di comunicazione cifrata e strumenti tecnologici che possono rendere più complesse le tradizionali attività investigative.

Un passaggio centrale riguarda l’acquisizione e l’analisi dei dati. Smartphone e computer non sono più le uniche possibili fonti di informazioni: smartwatch, automobili e altri dispositivi connessi possono contenere elementi rilevanti per un’indagine.

Flebus ha precisato che non si tratta di una raccolta indiscriminata: l’attività riguarda target e obiettivi selezionati e le informazioni di interesse vengono estratte e analizzate in maniera mirata. Il problema nasce quando la quantità di dati diventa troppo elevata per essere esaminata efficacemente attraverso i soli metodi convenzionali.

«E qui interviene l’intelligenza artificiale», ha sottolineato il Colonnello. Il ROS sta sperimentando, ancora in una fase iniziale, sistemi isolati dall’esterno attraverso i quali interrogare le informazioni acquisite e individuare più rapidamente elementi utili alle indagini.

Un sistema automatico può, ad esempio, ricostruire gli eventi riferiti a una determinata giornata incrociando le informazioni presenti sui dispositivi analizzati e facendo emergere elementi come transazioni, ricevute o altri dati potenzialmente rilevanti. Informazioni che, all’interno di grandi quantità di materiale digitale, richiederebbero molto più tempo per essere individuate attraverso un’analisi esclusivamente tradizionale.

Ma il Col. Flebus ha posto l’accento anche sulla necessità di ridurre la dipendenza da tecnologie straniere in ambiti investigativi particolarmente sensibili.

«Quello che stiamo cercando di fare è non utilizzare software o sistemi stranieri», ha spiegato, riportando il caso di un servizio fornito da una società americana per lo sblocco degli smartphone che, secondo quanto riferito nel suo intervento, durante il mese di agosto sarebbe stato interrotto per l’Italia e altri Paesi europei per quasi un mese, tornando poi operativo a settembre.

Un episodio utilizzato dal rappresentante del ROS per evidenziare un rischio più ampio: «Se ci leghiamo a queste tecnologie molto sensibili, investigative nel nostro caso, rischiamo anche di metterci nelle mani di altri».

L’intervento porta così nel dibattito di CyberShield AI Italia il tema della sovranità tecnologica applicata direttamente alle attività investigative: sviluppare capacità autonome, utilizzare l’intelligenza artificiale per valorizzare in maniera più rapida i dati disponibili e ridurre le dipendenze esterne nei settori strategici della sicurezza.

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