Roma, 30 settembre 2026 – La minaccia cyber non può più essere considerata soltanto un rischio potenziale, ma una realtà concreta e complessa, capace di produrre conseguenze immediate sulle infrastrutture critiche, sui cittadini, sulle istituzioni e sull’economia. È il messaggio lanciato da Alessandro De Pedys, Direttore Generale per le questioni cibernetiche, l’informatica e l’innovazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, intervenuto a “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) e svoltosi ieri nel Salone d’Onore della Caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma, sotto l’Alto Patrocinio dell’Arma dei Carabinieri e con il Parlamento europeo – Ufficio in Italia in qualità di Official Partner.
L’appuntamento ha riunito istituzioni italiane ed europee, vertici della sicurezza, Forze Armate, forze di polizia, agenzie dello Stato e rappresentanti dell’industria per un confronto sulle nuove sfide della cybersecurity, dell’intelligenza artificiale e della protezione degli asset strategici del Paese. Tra i rappresentanti istituzionali intervenuti anche De Pedys, chiamato a portare nel confronto la dimensione internazionale della sicurezza cibernetica.
«La minaccia cyber, in realtà, forse è anche sbagliato chiamarla minaccia ormai, perché si tratta di una realtà molto concreta, molto complessa che, per essere affrontata, richiede a sua volta una strategia difensiva altrettanto complessa, ma soprattutto coordinata», ha spiegato De Pedys.
Coordinamento e cooperazione diventano quindi due elementi centrali nella costruzione di una risposta efficace. «Credo che il coordinamento e la cooperazione siano le parole chiave in questo senso, perché in un sistema Paese sono varie le autorità che si devono occupare di queste attività e la cooperazione fra loro è ovviamente essenziale».
Una crisi cyber, infatti, può superare rapidamente la dimensione strettamente informatica e produrre conseguenze su diversi livelli. «Un attacco, una crisi cyber ha un effetto immediato sulle infrastrutture critiche del Paese e, attraverso queste, sui cittadini, sulle istituzioni e un effetto anche molto importante sull’economia», ha sottolineato il Direttore Generale.
Per De Pedys la risposta deve quindi svilupparsi contemporaneamente sul piano nazionale e internazionale. All’interno del Paese è necessario coordinare le diverse autorità competenti, mentre sul fronte esterno diventa essenziale costruire risposte condivise con gli altri Stati.
«Richiede un coordinamento interno tra le varie autorità competenti, che sono molte, e allo stesso tempo un coordinamento a livello internazionale per costruire una risposta che sia quantomeno condivisa con Paesi che condividono la stessa cultura, lo stesso sentire», ha aggiunto.
A rendere ancora più complesso lo scenario è la natura stessa degli attacchi informatici, che può intrecciare criminalità e interessi politici. «Si tratta di attacchi che hanno una valenza criminale, ma anche una valenza politica e spesso è molto difficile separare i due. Per poterli affrontare serve veramente un coordinamento continuo a tutti i livelli», ha concluso De Pedys.
Un tema che si inserisce nel confronto di CyberShield AI Italia sulla crescente centralità della sicurezza digitale per la tenuta del Sistema Paese e sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, strutture operative e industria davanti a minacce capaci di coinvolgere contemporaneamente sicurezza nazionale, infrastrutture strategiche e attività economiche.
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