L’intelligenza artificiale offre nuove capacità tanto a chi attacca quanto a chi difende, ma la sua crescente diffusione all’interno delle aziende apre anche un nuovo fronte sul piano della sicurezza: l’AI stessa può diventare un veicolo di compromissione. È il tema posto da Meomartini, Regional Vice President of Sales, Southern EMEA di Bitdefender, intervenuto a “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) e svoltosi ieri nel Salone d’Onore della Caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma, sotto l’Alto Patrocinio dell’Arma dei Carabinieri e con il Parlamento europeo – Ufficio in Italia in qualità di Official Partner.
L’appuntamento ha riunito istituzioni italiane ed europee, vertici della sicurezza, Forze Armate, forze di polizia, agenzie dello Stato e rappresentanti dell’industria per un confronto sulle nuove sfide della cybersecurity, sull’intelligenza artificiale e sulla protezione delle infrastrutture e degli asset strategici del Paese.
«La domanda che ci viene posta più spesso in questo periodo rispetto all’intelligenza artificiale è chi ne tragga maggior vantaggio: gli attaccanti o chi si occupa della difesa. La risposta immediata è entrambi», ha spiegato Meomartini.
Il punto di attenzione riguarda però la crescente integrazione dell’AI nei sistemi e nei processi aziendali. «Dobbiamo prestare attenzione perché l’intelligenza artificiale sta entrando sempre di più all’interno delle aziende, acquisendo maggiore potere e potrebbe quindi diventare essa stessa uno dei principali veicoli di compromissione».
Uno scenario che pone al centro non soltanto l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come strumento di cybersecurity, ma anche la necessità per le imprese di conoscere e governare le modalità con cui queste tecnologie vengono utilizzate al proprio interno.
«Quello che proponiamo in Bitdefender è utilizzare l’intelligenza artificiale in un’ottica preventiva. Per questo abbiamo rilasciato un modulo di visibilità e controllo che effettua un inventario degli asset, consentendo di individuare dove e come l’intelligenza artificiale viene utilizzata e di riportare queste informazioni sotto il controllo del management, nell’ottica di costruire una vera governance dell’AI», ha proseguito Meomartini.
Per le aziende, quindi, la governance dell’intelligenza artificiale diventa parte integrante delle strategie di sicurezza. «Questa è certamente una strategia che dovrebbe essere adottata fin da subito all’interno delle nostre aziende», ha concluso.
Il tema si inserisce nel più ampio confronto di CyberShield AI Italia sulla necessità di passare da un approccio prevalentemente reattivo a una capacità di prevenzione delle nuove minacce, in uno scenario in cui cybersecurity e intelligenza artificiale incidono sempre più sulla sicurezza dei dati, dei servizi e degli asset strategici.
Le indicazioni emerse durante la giornata confluiranno nel “Defence Innovation Papers” di ANGI, che sarà consegnato al Governo e alle Commissioni parlamentari competenti per contribuire al dibattito sulle future strategie italiane in materia di cybersecurity, intelligenza artificiale e sicurezza nazionale.
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