CyberShield AI Italia, Ranza (Epicode): «In un anno è cambiato il 68% di ciò che insegniamo in cybersecurity»

L’intelligenza artificiale non sta trasformando soltanto il mondo del lavoro e della cybersecurity, ma anche il modo stesso in cui vengono costruite e aggiornate le competenze. Il rischio è che i tradizionali modelli formativi non riescano più a tenere il passo con una tecnologia che evolve nell’arco di pochi mesi. È il tema posto da Ivan Ranza, CEO di Epicode Institute of Technology, intervenuto a “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) dedicato alle nuove sfide della sicurezza digitale.

«Non c’è stato nessun panel, tra quelli che sono riuscito a seguire, dove non sia emerso un elemento fondamentale: serve formazione», ha sottolineato Ranza.

Secondo il CEO di Epicode Institute of Technology, proprio la formazione è uno dei settori maggiormente trasformati dall’intelligenza artificiale. A essere messo in discussione è innanzitutto il tradizionale modello lineare di trasmissione delle conoscenze, mentre anche i contenuti diventano rapidamente obsoleti.

«Quello che noi insegniamo oggi, tra sei mesi sarà diverso», ha osservato Ranza. Un fenomeno particolarmente evidente nella cybersecurity: secondo quanto riferito durante il suo intervento, confrontando quanto stabilito per il percorso Bachelor dello scorso anno con le competenze attualmente necessarie, il cambiamento avrebbe raggiunto il 68%.

«Quanto è cambiato? Il 68%. Il 68%», ha rimarcato.

Una velocità che, secondo Ranza, impone di ripensare non soltanto i programmi, ma l’intero modello della formazione, aprendolo maggiormente alla collaborazione con soggetti capaci di aggiornare rapidamente competenze e percorsi.

Il problema diventa ancora più rilevante quando riguarda settori strategici come la sicurezza, la Difesa e le Forze dell’Ordine. Ranza ha portato l’esempio di appartenenti alle Forze dell’Ordine che scelgono autonomamente di frequentare percorsi specialistici, arrivando in alcuni casi a sostenerne personalmente i costi.

«Abbiamo diversi Carabinieri, diversi poliziotti, diverse persone del pubblico che si iscrivono e pagano di tasca propria questa formazione. È un bene? No, secondo me non è un bene, perché questo dimostra che c’è un problema strutturale», ha affermato.

Il nodo riguarda anche il riconoscimento delle competenze acquisite. Secondo Ranza, la formazione specialistica seguita autonomamente non sempre produce effetti sul percorso professionale, mentre in ambiti tecnologici in continua evoluzione sarebbe necessario attribuire maggiore importanza alle capacità effettivamente sviluppate.

Da qui la necessità di evolvere i sistemi di valutazione e offrire sia alle nuove generazioni sia ai professionisti più esperti la possibilità di seguire percorsi di approfondimento capaci di fornire competenze solide e immediatamente applicabili.

Un cambiamento che richiede anche una collaborazione più stretta tra pubblico e privato. «Serve una collaborazione fattiva tra le istituzioni private, pubbliche e le Forze dell’Ordine», ha spiegato Ranza, sottolineando come questa cooperazione debba essere accompagnata anche da un’evoluzione delle regole e dei meccanismi di riconoscimento.

Il CEO ha quindi richiamato l’esperienza di Epicode Institute of Technology. Secondo i numeri presentati durante l’intervento, nell’anno in corso l’istituto conta circa 500 studenti italiani nei percorsi Bachelor, concentrati nelle aree Cyber and Computer Engineering e Artificial Intelligence. Ranza ha inoltre riferito che alcuni studenti usciti dai percorsi formativi lavorano già con l’Arma dei Carabinieri.

Il tema delle competenze diventa così parte integrante della sicurezza nazionale. In uno scenario nel quale tecnologie e minacce cambiano rapidamente, la capacità di aggiornare la formazione con la stessa velocità dell’innovazione rappresenta una delle condizioni necessarie per evitare che il divario tecnologico si trasformi anche in un divario di competenze.

«Se si riuscissero a coinvolgere queste realtà nei sistemi formativi e a evolverci, credo che questo potrebbe dare veramente un grande boost di competenze per la difesa della sicurezza nazionale», ha concluso Ranza.

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