Omicidio di Villa Pamphili, Francis Kaufmann condannato all’ergastolo: tre anni di isolamento diurno

La prima Corte d’Assise di Roma ha condannato il cittadino americano per il duplice omicidio della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, di appena 11 mesi. La sentenza dopo oltre quattro ore di camera di consiglio.

 Ergastolo e tre anni di isolamento diurno per Francis Kaufmann, il cittadino americano accusato del duplice omicidio della compagna Anastasia Trofimova, 28 anni, e della loro figlia Andromeda, di appena 11 mesi, i cui corpi erano stati ritrovati il 7 giugno 2025 nel parco di Villa Pamphili, a Roma.

La sentenza è stata pronunciata dai giudici della prima Corte d’Assise di Roma, dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. Accolta la richiesta avanzata dalla Procura capitolina, che aveva sollecitato la pena dell’ergastolo e tre anni di isolamento diurno.

Kaufmann, conosciuto anche con il nome di Rexal Ford, era stato arrestato in Grecia pochi giorni dopo il ritrovamento dei corpi e successivamente estradato in Italia.

Villa Pamphili, ergastolo per Kaufmann: le accuse della Procura

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pubblico ministero Antonio Verdi, aveva portato a contestare all’imputato il duplice omicidio aggravato e l’occultamento di cadavere.

Tra le aggravanti indicate dall’accusa figuravano i motivi futili e abietti, la minorata difesa delle vittime, la relazione affettiva con la compagna e il rapporto di discendenza con la bambina.

Durante la requisitoria, il pubblico ministero aveva descritto Kaufmann come una persona lucida e manipolatrice, respingendo l’ipotesi di un’incapacità di intendere e di volere.

«Kaufmann è freddo, lucido, manipolatore, narcisista patologico, ma non è incapace di intendere e volere. Ha una forte e spiccata personalità ma è un impostore», aveva dichiarato il magistrato.

Una ricostruzione contestata dalla difesa, che aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato per entrambi gli omicidi.

La difesa aveva chiesto l’assoluzione: «Manca la prova regina»

Nel corso dell’arringa, l’avvocato Paolo Foti, difensore di Kaufmann, aveva sostenuto che gli elementi raccolti durante le indagini non fossero sufficienti a dimostrare la responsabilità del suo assistito.

«Non sappiamo troppe cose in questa vicenda, in questo processo manca la prova regina, non ci sono le impronte digitali di Kaufmann sui corpi di madre e figlia», aveva affermato il legale.

La difesa aveva quindi chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto, anche con formula dubitativa.

Kaufmann, durante il procedimento, aveva continuato a dichiararsi innocente.

La Corte d’Assise ha tuttavia pronunciato una sentenza di condanna, accogliendo la richiesta di pena formulata dalla Procura. Si tratta di una decisione di primo grado, non ancora definitiva.

Il ritrovamento dei corpi di Anastasia e Andromeda a Villa Pamphili

La vicenda aveva profondamente colpito l’opinione pubblica il 7 giugno 2025, quando nel parco romano di Villa Pamphili erano stati scoperti i corpi senza vita di una giovane donna e di una bambina.

Anastasia Trofimova, 28enne di origine russa, era stata trovata nascosta sotto un telo nero, tra gli oleandri. Poco distante, vicino a una siepe, giaceva il corpo della figlia Andromeda, di appena undici mesi.

Secondo la ricostruzione della Procura, la donna sarebbe stata uccisa per prima, intorno al 2 giugno, mentre la bambina sarebbe morta tre o quattro giorni dopo.

Gli accertamenti medico-legali avevano individuato nel soffocamento la causa della morte di Anastasia e nello strangolamento quella della piccola Andromeda.

Le indagini si erano concentrate su Francis Kaufmann, cittadino statunitense che si presentava come regista cinematografico utilizzando il nome Rexal Ford.

La coppia si era conosciuta a Malta e si era successivamente trasferita a Roma. Dopo aver perso l’alloggio, i tre avevano iniziato a vivere in condizioni precarie, trascorrendo anche le notti nel parco.

La fuga in Grecia e l’arresto sull’isola di Skiathos

Dopo il ritrovamento dei corpi, Kaufmann aveva lasciato l’Italia raggiungendo la Grecia.

Le indagini della Polizia di Stato avevano consentito di identificarlo e rintracciarlo sull’isola di Skiathos, dove era stato arrestato il 13 giugno 2025, sei giorni dopo la scoperta delle vittime.

Successivamente era stato estradato in Italia e trasferito nel carcere romano di Rebibbia.

Un elemento particolarmente discusso durante l’inchiesta aveva riguardato i precedenti controlli effettuati dalle forze dell’ordine nei confronti dell’uomo.

Kaufmann era stato identificato più volte, l’ultima il 5 giugno 2025, quando, secondo la ricostruzione accusatoria, Anastasia era già morta e l’uomo si trovava in strada con la bambina, in evidente stato di alterazione dovuto all’alcol.

La Procura aveva sollevato interrogativi sull’efficacia di quei controlli, sostenendo che un intervento diverso avrebbe potuto evitare la morte della piccola Andromeda.

Il pm ringrazia il sedicenne che chiamò il 112

Dopo la lettura della sentenza, il pubblico ministero Antonio Verdi ha espresso soddisfazione per l’esito del processo, sottolineando il lavoro svolto dagli investigatori.

«Siamo soddisfatti che il nostro lavoro abbia portato a questo risultato, ovviamente non perché un essere umano è stato condannato, che non fa mai piacere, ma perché abbiamo ripristinato l’ordine giuridico violato», ha dichiarato.

Il magistrato ha ringraziato la quarta sezione della Squadra Mobile, il Servizio centrale operativo e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno contribuito alle indagini e all’arresto dell’imputato.

Un riconoscimento particolare è stato rivolto a un ragazzo di sedici anni, la cui segnalazione si è rivelata importante per lo sviluppo dell’inchiesta.

«Una menzione particolare però la merita assolutamente il ragazzo di sedici anni che ha avuto tanto senso civico da riuscire a capire, in un venerdì sera, di aver visto una cosa anomala e si è precipitato a casa di un amico per telefonare al 112. È lui che ci ha messo sulla strada per poi identificare Ford», ha spiegato Verdi.

Il legale dei familiari: «La piccola Andromeda si poteva salvare»

A commentare la condanna è stato anche Mario Angelelli, avvocato di parte civile, che ha richiamato il dolore dei familiari delle due vittime.

«I familiari possono trovare un piccolo conforto rispetto al dramma che hanno subito: un dramma moltiplicato, una figlia unica e la nipote che non hanno mai conosciuto e che si poteva salvare», ha dichiarato il legale.

Angelelli ha poi ribadito uno degli aspetti più dolorosi della vicenda, legato alla possibilità che un intervento tempestivo avrebbe potuto evitare la morte della bambina.

«La piccola si poteva salvare, e questo affligge ulteriormente. Una sentenza di condanna serve sicuramente ad alleviare lo stato d’animo», ha aggiunto.

La condanna all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno rappresenta il primo pronunciamento giudiziario sulla responsabilità di Kaufmann per la morte di Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda.

Una vicenda che, oltre al duplice omicidio, ha aperto interrogativi sui controlli effettuati nei giorni precedenti al ritrovamento dei corpi e sulle possibilità di protezione della bambina.

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