Il caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori durante una rapina avvenuta nel 2021, continua ad alimentare il dibattito politico e istituzionale. Nelle ultime ore sono intervenuti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier Matteo Salvini, la moglie del gioielliere e la Procura generale di Torino, mentre prosegue l’iter della domanda di grazia presentata al Presidente della Repubblica.
Meloni: «Ho detto a Nordio di andare avanti»
In un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, Giorgia Meloni ha confermato di aver condiviso con il ministro della Giustizia Carlo Nordio la scelta di avviare l’istruttoria sulla domanda di grazia.
«Certo che gli ho detto io di andare avanti», ha dichiarato la premier, precisando che «una cosa è il potere di concedere la grazia, che appartiene esclusivamente al Presidente della Repubblica, un’altra è il potere del Guardasigilli di istruire il procedimento».
Secondo Meloni, la condanna inflitta al gioielliere pone un problema di proporzionalità delle pene.
«Non si possono dare otto anni a dei pedofili o meno di dieci anni per casi di stupro di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere», ha affermato.
La presidente del Consiglio ha inoltre sostenuto che nella vicenda di Roggero debbano essere valutati il trauma, la paura e lo stato emotivo vissuti durante la rapina, ricordando come l’adrenalina possa alterare la capacità di reazione anche in persone addestrate. Per questo ritiene che il gioielliere meriti «maggiore considerazione» rispetto alle circostanze in cui si è trovato ad agire.
Salvini: «Faremo di tutto perché non resti in carcere»
Per il secondo giorno consecutivo, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha fatto visita a Roggero nel carcere di Bollate.
In un’intervista a Il Giornale, il leader della Lega ha definito la pena «profondamente sentita dall’opinione pubblica», osservando che, per un uomo di 72 anni, una condanna di quasi quindici anni equivale di fatto a trascorrere il resto della vita in carcere.
Salvini ha auspicato che il gioielliere possa scontare la pena «nel modo meno afflittivo possibile», citando come possibili prospettive future gli arresti domiciliari, i servizi sociali o altre misure alternative, pur ribadendo di non voler esercitare alcuna pressione sul Presidente della Repubblica riguardo alla richiesta di grazia. Ha inoltre dichiarato che sarebbe «orgoglioso di candidarlo» come simbolo di chi lavora e si difende dalle aggressioni.
L’appello della moglie a Mattarella
Mariangela Sandrone, moglie del gioielliere, ha rivolto un appello al Capo dello Stato chiedendo «un atto di clemenza e di umanità».
La donna ha descritto il marito come «un lavoratore instancabile, un marito e un nonno premuroso», sostenendo che sia rimasto profondamente traumatizzato dalla rapina e che non rappresenti un pericolo per la società. Secondo Sandrone, la famiglia vive da anni il peso psicologico di quanto accaduto e della lunga vicenda giudiziaria che ne è seguita.
La Procura: il pentimento sarà un elemento importante
Sull’iter della grazia è intervenuta anche la procuratrice generale di Torino Lucia Musti, chiarendo che al momento la Procura generale non ha ancora ricevuto il fascicolo, poiché l’istruttoria viene predisposta dal Ministero della Giustizia.
Musti ha spiegato che, nella formulazione del parere richiesto dalla legge, assumono particolare rilievo il pentimento del condannato, la consapevolezza dell’illiceità delle proprie azioni e il possibile perdono da parte dei familiari delle vittime. Si tratta di valutazioni che riguardano non solo gli aspetti giuridici, ma anche quelli etici del provvedimento di grazia.
Tempi lunghi e nessuna misura alternativa immediata
Secondo il difensore Stefano Marcolini, la procedura per la grazia richiederà tempi non brevi e rappresenta una prospettiva di medio periodo.
L’avvocato ha inoltre precisato che, allo stato attuale, né gli arresti domiciliari né altre misure alternative risultano praticabili, trattandosi di una condanna per omicidio con una pena ancora molto elevata da scontare. Resta invece pendente davanti al Tribunale di Sorveglianza di Torino la richiesta di differimento dell’esecuzione della pena e di sospensione urgente, presentata dalla difesa in attesa della valutazione della domanda di grazia.
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