L’Italia si avvia a chiudere il 2025 con una crescita del PIL pari allo 0,8%, sostenuta in buona parte dai consumi delle famiglie. È quanto emerge dall’ultimo report diffuso da Confcommercio, che fotografa un’economia in leggera ripresa ma ancora frenata da uno dei suoi nodi strutturali più critici: la mancanza di forza lavoro.
Secondo le stime, infatti, il Paese registra un fabbisogno di oltre 260 mila lavoratori, in particolare nei settori della ristorazione, dell’edilizia, della logistica e del turismo. Una carenza che rischia di minare le basi della ripresa economica e di rallentare lo slancio produttivo nel medio periodo.
Lavoro cercasi, ma i profili non si trovano
Il paradosso è ormai noto: da un lato, molte imprese sono in affanno per mancanza di personale; dall’altro, la disoccupazione – seppur in calo – resta presente, specialmente tra i giovani. Il problema, spiegano da Confcommercio, è legato al crescente disallineamento tra domanda e offerta di lavoro.
Mancano profili specializzati, ma anche figure disposte a ricoprire ruoli operativi, spesso percepiti come poco attrattivi o insufficientemente retribuiti. La difficoltà nel reperire manodopera riguarda non solo le piccole attività, ma anche grandi aziende che faticano a completare gli organici.
Turismo, edilizia e logistica: i settori più in sofferenza
Tra i comparti maggiormente colpiti spiccano:
- il turismo e la ristorazione, che continuano a soffrire la scarsità di camerieri, cuochi e personale stagionale;
- il settore edile, nonostante le spinte del PNRR e i bonus edilizi, fatica a trovare operai e tecnici qualificati;
- la logistica, dove la domanda di autisti e magazzinieri supera di gran lunga l’offerta disponibile.
A peggiorare il quadro, anche l’invecchiamento demografico, la bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro e la fuga di giovani all’estero, attratti da stipendi più alti e maggiori opportunità di crescita.
Sangalli (Confcommercio): “Così si frena la crescita”
Preoccupato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che lancia l’allarme: “Non è più solo una questione occupazionale, ma un nodo di sostenibilità economica e produttiva. Senza lavoratori, la crescita rischia di diventare sterile, un PIL che aumenta senza reale sviluppo”.
Per scongiurare questo scenario, l’associazione chiede misure urgenti, a partire da:
- incentivi alla formazione professionale,
- un maggior coinvolgimento dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro,
- e una revisione delle politiche migratorie per favorire l’ingresso regolare di manodopera estera.
“L’Italia ha bisogno di persone che lavorino, ma anche di un sistema che sappia valorizzarle”, conclude Sangalli.
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