Reggio Emilia, perseguita l’ex con oltre mille telefonate anonime e minacce di morte: braccialetto elettronico per un 38enne

La donna aveva interrotto la relazione nel giugno 2025 e si era trasferita con i tre figli. Secondo le indagini, l’uomo avrebbe effettuato 1.067 chiamate anonime in meno di tre mesi, minacciandola anche di sfregiarla con l’acido. Disposto il divieto di avvicinamento a mille metri.

Oltre mille telefonate anonime, minacce di morte e continui episodi di intimidazione nei confronti dell’ex compagna. È quanto contestato a un uomo di 38 anni, domiciliato a Reggio Emilia, ora sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla donna e ai loro tre figli minorenni.

Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Emilia, al termine degli accertamenti condotti dai carabinieri della stazione di Castelnovo Monti e coordinati dalla Procura.

Per l’indagato è stato stabilito l’obbligo di mantenere una distanza di almeno mille metri dai luoghi frequentati dalla donna e dai figli, insieme al divieto assoluto di comunicare con loro attraverso qualsiasi mezzo. La misura prevede anche l’applicazione del braccialetto elettronico.

Oltre mille chiamate anonime in meno di tre mesi

La vicenda avrebbe avuto inizio nel giugno 2025, quando la donna aveva deciso di interrompere una relazione già segnata, secondo la ricostruzione investigativa, da episodi di violenza fisica e psicologica.

Dopo la separazione, si era trasferita con i tre figli a Castelnovo Monti, nell’Appennino reggiano.

L’ex compagno, secondo quanto emerso dalle indagini, non avrebbe accettato la fine del rapporto, dando inizio a una serie di comportamenti persecutori.

Particolarmente significativo il numero delle telefonate anonime documentate dagli investigatori: 1.067 chiamate tra il 10 luglio e il 24 settembre 2026, con picchi fino a 174 telefonate in una sola giornata.

Le chiamate sarebbero arrivate a qualsiasi ora, accompagnate da messaggi vocali contenenti gravi minacce.

Le minacce di morte e l’acido: cosa è emerso dalle indagini

Secondo gli elementi raccolti dai carabinieri, il 38enne avrebbe inviato alla donna numerosi messaggi vocali nei quali minacciava di ucciderla con una pistola, incendiarle l’automobile e sfregiarle il volto con l’acido.

Le intimidazioni avrebbero coinvolto anche il fratello della donna.

Gli investigatori hanno inoltre ricostruito diversi episodi di presunta intrusione e danneggiamento.

Il 30 agosto 2025, l’uomo si sarebbe introdotto senza autorizzazione nel cortile dell’abitazione della donna a Vetto, nonostante il divieto di accesso alle pertinenze imposto dai familiari.

Un ulteriore episodio sarebbe avvenuto il 20 settembre 2026, quando l’indagato avrebbe raggiunto il luogo di lavoro dell’ex compagna.

In quell’occasione, secondo la ricostruzione, avrebbe forato uno pneumatico della sua automobile e inciso una X sulla portiera.

Successivamente avrebbe fatto arrivare alla donna, attraverso uno dei figli, la minaccia di incendiare il veicolo qualora fosse tornata al lavoro.

Coinvolti anche i tre figli minorenni

Uno degli aspetti più delicati della vicenda riguarda il coinvolgimento dei tre figli della coppia.

Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe utilizzato anche i minori per esercitare pressioni psicologiche sull’ex compagna e trasmetterle messaggi intimidatori.

Proprio per tutelare la donna e i bambini, il giudice ha esteso il divieto di avvicinamento anche ai luoghi frequentati dai figli.

Il provvedimento impone inoltre all’indagato di non stabilire contatti con le persone protette attraverso telefonate, messaggi o altri strumenti di comunicazione.

Divieto di avvicinamento a mille metri e braccialetto elettronico

A determinare l’adozione della misura cautelare sono stati gli elementi raccolti dai carabinieri della stazione di Castelnovo Monti.

Gli accertamenti hanno compreso l’analisi dei tabulati telefonici, delle registrazioni audio, della documentazione acquisita e delle testimonianze.

Il materiale investigativo è stato trasmesso alla Procura di Reggio Emilia, che ha coordinato le indagini.

Il giudice per le indagini preliminari ha quindi disposto nei confronti del 38enne il divieto di avvicinamento, con una distanza minima di mille metri, il divieto di comunicazione e l’applicazione del dispositivo elettronico di controllo a distanza.

La misura è di natura cautelare e non costituisce una condanna definitiva. Le responsabilità dell’uomo dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento giudiziario.

La vicenda riporta l’attenzione sulla gravità delle condotte persecutorie che possono proseguire anche dopo la fine di una relazione, coinvolgendo familiari e figli minori.

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