I mercati finanziari attendevano segnali più decisi, ma sia la Federal Reserve statunitense sia la Banca Centrale Europea hanno confermato una linea di prudenza sul futuro dei tassi d’interesse. A margine del Forum di Sintra, in Portogallo, sia Jerome Powell che Christine Lagarde hanno indicato che la traiettoria dei tassi sarà ancora vincolata all’andamento dell’inflazione e alla solidità dei dati macroeconomici.
Lagarde ha ribadito che, pur avendo avviato un primo taglio a giugno, la BCE non è in grado di garantire un percorso lineare di ulteriori riduzioni nei prossimi mesi. L’inflazione di fondo resta superiore al target del 2%, soprattutto nei servizi, e l’occupazione è ancora molto forte in diversi Stati membri. Le aspettative di mercato, che prefiguravano fino a tre tagli da qui a fine anno, potrebbero dover essere riviste.
Anche Powell ha confermato che negli Stati Uniti la Fed attenderà “evidenze più solide” prima di modificare la propria politica. Nonostante segnali di raffreddamento dell’economia e un’inflazione in lieve discesa, i dati sull’occupazione restano forti e i consumi privati ancora elevati.
Gli analisti parlano ormai apertamente di una fase di “normalizzazione rallentata”, in cui le banche centrali manterranno una postura vigile e reattiva. Per i mercati azionari e obbligazionari, questo scenario implica maggiore volatilità e una necessità crescente di selettività nei portafogli. Il rischio, osservano gli esperti, è che un eventuale cambio di direzione improvviso possa cogliere impreparati investitori e aziende fortemente indebitate.
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