Braccianti bruciati vivi ad Amendolara, il video inchioda i presunti killer: fermati due uomini

COSENZA – Un delitto di una ferocia estrema che ha sconvolto la Calabria e l’intero Paese. Sono stati bruciati vivi i quattro braccianti agricoli morti ieri all’interno di un minivan andato a fuoco in un distributore di carburante lungo la statale 106 Jonica, nel territorio di Amendolara, in provincia di Cosenza.

La conferma è arrivata dalle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza dell’area di servizio, che avrebbero ripreso tutte le fasi dell’agguato e consentito agli investigatori di individuare i presunti responsabili.

Il video della strage

Secondo quanto emerso dalle indagini, le telecamere mostrerebbero due uomini avvicinarsi al veicolo. Nelle immagini si vedrebbero i sospettati bloccare dall’esterno le portiere del minivan mentre all’interno si trovavano le vittime.

Successivamente sarebbe stato versato del liquido infiammabile nell’abitacolo prima che venisse appiccato il fuoco. Pochi istanti dopo il mezzo è stato avvolto dalle fiamme mentre i due si allontanavano rapidamente dal luogo del delitto.

Una ricostruzione che ha trasformato in certezza quello che inizialmente era soltanto un sospetto investigativo: i quattro lavoratori sarebbero stati uccisi in un’azione deliberata e pianificata.

Fermati due cittadini pakistani

La Procura di Castrovillari ha disposto il fermo di due cittadini pakistani ritenuti coinvolti nell’omicidio dei quattro braccianti.

I due sono stati rintracciati e bloccati a Villapiana prima di essere trasferiti in Questura a Cosenza per un lungo interrogatorio.

L’identificazione sarebbe stata possibile proprio grazie alle immagini registrate dalle telecamere del distributore, che hanno consentito agli investigatori della Squadra Mobile di ricostruire l’accaduto.

La testimonianza del sopravvissuto

A fornire ulteriori elementi agli investigatori è stato un uomo di nazionalità afghana che si trovava all’interno del minivan al momento dell’aggressione ed è riuscito a salvarsi.

Intervistato dalla Rai Calabria, il sopravvissuto ha raccontato di essere riuscito a fuggire rompendo un finestrino mentre il veicolo era già in fiamme.

L’uomo ha riferito che tre delle vittime erano afghane e una pakistana. Secondo il suo racconto, il movente sarebbe legato a richieste di denaro avanzate dai due fermati nei confronti dei lavoratori.

«Non ci davano soldi, soltanto da mangiare e un posto dove stare», ha raccontato il sopravvissuto, che ha mostrato le ustioni riportate durante la fuga.

Il sospetto del caporalato

Le indagini si stanno concentrando sul contesto del lavoro agricolo e sul possibile coinvolgimento di reti di sfruttamento dei braccianti stranieri.

Gli investigatori stanno verificando se il delitto possa essere maturato nell’ambito di contrasti tra gruppi legati al reclutamento della manodopera agricola nelle campagne della Piana di Sibari e delle aree limitrofe.

Secondo gli inquirenti, il mondo del caporalato potrebbe rappresentare una delle chiavi di lettura della vicenda.

Una zona già segnata da episodi violenti

La strage arriva al termine di mesi caratterizzati da numerosi episodi intimidatori che hanno coinvolto le comunità di lavoratori stranieri presenti sul territorio.

Negli ultimi tempi sarebbero stati registrati diversi incendi dolosi ai danni di automobili e furgoni utilizzati dai braccianti agricoli tra Corigliano-Rossano e la Piana di Sibari.

Elementi che rafforzano l’ipotesi di una guerra per il controllo del lavoro nei campi, degli alloggi e delle attività legate alla permanenza dei lavoratori migranti sul territorio.

Le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti della vicenda e accertare eventuali ulteriori responsabilità.

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