Intelligenza artificiale e lavoro, il rapporto OpenAI: in Italia il 16% delle professioni è a rischio automazione

L’intelligenza artificiale cambierà profondamente il mondo del lavoro europeo, ma l’Italia rischia di essere tra i Paesi più esposti agli effetti negativi. È quanto emerge dal nuovo rapporto “The AI Jobs Transition Framework for the EU”, pubblicato da OpenAI Economic Research e firmato dall’economista Alex Martin Richmond, che analizza l’impatto dell’IA su oltre 2.600 professioni nei 27 Stati membri dell’Unione europea.

Secondo lo studio, il 16% delle professioni italiane presenta un elevato potenziale di automazione, una delle quote più alte d’Europa. Allo stesso tempo, soltanto il 10% dei lavoratori italiani potrebbe beneficiare di nuove opportunità di crescita grazie all’intelligenza artificiale: il dato più basso tra tutti i Paesi dell’Unione.

L’Italia tra i Paesi più esposti

Il rapporto, basato sull’incrocio tra la classificazione europea delle professioni (Esco) e i dati Eurostat 2025, non si limita a valutare quali mansioni possano essere svolte dall’IA, ma considera anche altri fattori, come la necessità della presenza umana, gli obblighi normativi e l’eventuale aumento della domanda generato dalla riduzione dei costi.

Da questa analisi emerge che l’occupazione italiana si distribuisce in quattro grandi categorie:

  • 51% delle professioni subirà cambiamenti limitati;
  • 24% sarà interessato da una profonda riorganizzazione del lavoro;
  • 10% potrebbe trarre vantaggio dalla diffusione dell’IA;
  • 16% è esposto a un elevato rischio di automazione.

A livello europeo, invece, la media è diversa: il 47% dei lavoratori rientra nella fascia meno esposta, il 27% in quella della riorganizzazione, il 12% in quella della crescita e il 14% nella categoria più vulnerabile.

I lavori più a rischio

Tra le professioni maggiormente esposte all’automazione figurano gli addetti all’inserimento dati, gli impiegati paghe, gli operatori del servizio clienti e gli addetti al collocamento.

Si tratta di attività caratterizzate da compiti ripetitivi e standardizzati, dove l’intelligenza artificiale può svolgere gran parte delle mansioni senza particolari vincoli legati alla presenza umana.

Il rapporto precisa tuttavia che non significa automaticamente perdita di posti di lavoro, ma una forte pressione sulla trasformazione di questi ruoli.

Le professioni che cambieranno senza scomparire

Diversa la situazione per professioni come infermieri, commercialisti, avvocati, doganieri e altre figure tecniche.

In questi casi l’IA potrà automatizzare numerose attività amministrative e documentali, ma resteranno centrali la responsabilità professionale, il rapporto con le persone e le decisioni finali.

Per questi lavoratori sarà soprattutto necessario acquisire nuove competenze e imparare a collaborare con gli strumenti di intelligenza artificiale.

Dove l’IA può creare nuova occupazione

Una parte più limitata delle professioni potrebbe invece beneficiare dell’innovazione tecnologica.

Lo studio cita, tra gli altri, sviluppatori software, architetti, consulenti per le energie rinnovabili e agenti di viaggio, settori nei quali la riduzione dei costi potrebbe ampliare il mercato e generare nuova domanda.

È proprio su questo fronte che l’Italia mostra il maggiore ritardo rispetto al resto d’Europa. Il 10% di occupazioni potenzialmente favorite rappresenta infatti il valore più basso tra tutti i 27 Stati membri, mentre Paesi come Lussemburgo, Svezia e Paesi Bassi raggiungono quote comprese tra il 16% e il 22%.

Le raccomandazioni di OpenAI

Il rapporto sottolinea come la transizione non potrà essere affrontata con un’unica soluzione valida per tutti.

Tra le proposte avanzate figurano il rafforzamento delle politiche di formazione continua, l’elaborazione di piani nazionali dedicati alla transizione occupazionale, il potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego e una maggiore alfabetizzazione digitale per tutti i lavoratori.

Secondo OpenAI, il vero obiettivo non sarà fermare l’intelligenza artificiale, ma accompagnare cittadini e imprese nella trasformazione del mercato del lavoro, limitando i rischi e valorizzando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

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