Strage di via D’Amelio, 34 anni dopo l’Italia ricorda Paolo Borsellino e gli agenti della scorta

A trentaquattro anni dalla strage di via D’Amelio, l’Italia rende omaggio al magistrato Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta, uccisi il 19 luglio 1992 in uno dei più gravi attentati mafiosi della storia del Paese. L’esplosione di un’autobomba imbottita di tritolo costò la vita al giudice e ai poliziotti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Walter Eddie Cosina e Vincenzo Li Muli, appena 57 giorni dopo la strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.

Anche quest’anno numerose iniziative sono state organizzate in tutta Italia per ricordare il sacrificio delle vittime. Tra mostre, incontri con gli studenti, dibattiti, fiaccolate, veglie e manifestazioni promosse dalle associazioni antimafia, il ricordo di Borsellino continua a rappresentare un simbolo della lotta alla criminalità organizzata e della difesa della legalità.

Nel giorno dell’anniversario è arrivato il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito la strage di via D’Amelio «il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani». Il Capo dello Stato ha sottolineato come quel progetto criminale sia stato sconfitto grazie al contributo delle forze dell’ordine, della magistratura e delle istituzioni, ricordando che «la Repubblica ha dimostrato di essere più forte», assicurando alla giustizia esecutori e mandanti.

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affidato ai social il proprio ricordo, definendo il 19 luglio una data che ha segnato profondamente la storia d’Italia e la sua stessa vita. Citando una delle frasi più celebri del magistrato – «Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo» – la premier ha ribadito l’impegno del Governo nel proseguire la lotta alla criminalità organizzata e nella difesa della legalità.

Un messaggio è arrivato anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha ricordato Paolo Borsellino e gli agenti della scorta come un punto di riferimento nella difesa della legalità e nel contrasto alle mafie. Secondo La Russa, custodire la loro memoria significa riaffermare i valori della giustizia, della libertà e del senso civico, affinché il loro esempio continui a ispirare le nuove generazioni.

A distanza di 34 anni, la strage di via D’Amelio resta una ferita ancora aperta nella storia della Repubblica, ma anche un monito a non abbassare mai la guardia contro la criminalità organizzata e a difendere i principi di legalità, giustizia e democrazia per i quali Paolo Borsellino e gli uomini e le donne della sua scorta hanno sacrificato la propria vita.

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