La giovane aveva testimoniato nel processo per l’omicidio della madre, diventata simbolo della ribellione alla ’ndrangheta. La Procura di Velletri procede contro ignoti per istigazione al suicidio.
È morta a 35 anni Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia assassinata dalla ’ndrangheta nel 2009 e diventata uno dei simboli italiani della lotta alla criminalità organizzata.
Denise è deceduta all’ospedale San Camillo, dove era stata ricoverata in gravissime condizioni dopo essere stata soccorsa domenica ad Ariccia, dove viveva con il compagno e il figlio.
Una tragica coincidenza lega ancora una volta la sua storia a quella della madre: Denise aveva 35 anni, la stessa età di Lea quando venne assassinata.
La Procura apre un’inchiesta
La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Il pm Domenico Vicario ha disposto l’autopsia e il sequestro del telefono cellulare della giovane, che sarà analizzato per ricostruire gli ultimi giorni della sua vita e verificare l’eventuale presenza di elementi utili alle indagini.
La testimonianza contro il padre
Denise aveva vissuto fin da giovanissima le conseguenze della scelta della madre di ribellarsi alla ’ndrangheta.
Lea Garofalo venne uccisa nel novembre 2009 dopo aver deciso di allontanarsi dall’ambiente criminale e di collaborare con la giustizia. Denise scelse di proseguire il percorso iniziato dalla madre, diventando a sua volta testimone di giustizia.
Nel processo per l’omicidio di Lea si costituì parte civile e testimoniò contro il padre, Carlo Cosco.
«Sono un’orgogliosa testimone di giustizia», aveva dichiarato in aula, descrivendo la sua decisione come «una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita».
Don Ciotti: “Una giovane donna coraggiosa e sofferente”
Tra le prime reazioni alla notizia quella di don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, che ha ricordato Denise come «una giovane donna coraggiosa e sofferente».
Secondo Ciotti, la giovane aveva dovuto trascorrere anni nascosta, senza rinunciare al desiderio di sentirsi finalmente libera e autonoma, continuando il percorso di riscatto intrapreso dalla madre.
«Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno», ha affermato.
Le reazioni della politica
La senatrice del Partito Democratico Enza Rando, componente della Commissione parlamentare Antimafia ed ex avvocata di Denise nel processo per l’omicidio di Lea, ha definito la sua morte «una ferita profonda per tutto il Paese».
Rando ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze che la violenza mafiosa può lasciare nelle vite dei familiari delle vittime e sulla necessità di garantire loro un sostegno umano, psicologico e sociale continuativo.
Cordoglio è stato espresso anche dai componenti di Fratelli d’Italia in Commissione Antimafia, che hanno rivolto un pensiero al figlio della 35enne e alle persone che le sono state accanto negli anni trascorsi sotto protezione.
La morte di Denise riporta al centro una delle storie più dolorose della lotta italiana alla ’ndrangheta: quella di una madre che scelse di ribellarsi alla criminalità organizzata e di una figlia che ebbe il coraggio di portare quella scelta davanti a un tribunale.
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