Dalle banconote tradizionali alle criptovalute, dalla blockchain fino alle nuove forme di pagamento legate all’intelligenza artificiale: l’evoluzione dei sistemi di pagamento amplia anche il perimetro delle minacce e impone di passare da un modello di sicurezza prevalentemente reattivo a uno capace di anticipare i possibili scenari di attacco. È il tema affrontato dal Generale Gianluca Vitagliano, Comandante del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria dell’Arma dei Carabinieri, intervenuto a “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI).
Il concetto stesso di falso monetario, secondo Vitagliano, deve oggi essere inserito in un ecosistema molto più ampio rispetto al passato. Accanto alle banconote tradizionali esistono nuovi strumenti di pagamento, blockchain, criptovalute, criptoattività e prospettive emergenti legate ai pagamenti attraverso sistemi di intelligenza artificiale.
«Quando parliamo del mezzo di pagamento, parliamo di innovative payments che, a questo punto, coinvolgono anche tutto ciò che è digital identity», ha spiegato il Generale, descrivendo uno scenario nel quale pagamenti e identità digitale diventano sempre più interconnessi.
La prima risposta passa dalla formazione. Per affrontare minacce che evolvono insieme alle tecnologie, secondo Vitagliano servono competenze nuove e diversificate, accompagnate da una cooperazione che non può più limitarsi alle sole forze di polizia.
«La cooperazione di polizia ormai non è più una cooperazione sufficiente. Bisogna iniziare a lavorare anche con le università, bisogna iniziare a lavorare con le società esterne», ha sottolineato.
Il Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria lavora quindi anche attraverso collaborazioni con il mondo accademico e della ricerca, con particolare attenzione a settori come Web3 e innovative payments.
Ma il passaggio decisivo riguarda il modo in cui viene affrontata la minaccia. La sicurezza dei sistemi di pagamento, secondo Vitagliano, deve evolvere da una logica di risposta a una strategia anticipatoria.
«Dobbiamo lavorare su quello che viene chiamato foresight, cioè la previsione di quelle che possono essere le attività offensive», ha spiegato.
Attaccare un sistema di pagamento significa infatti colpire un’infrastruttura e il rischio non riguarda più esclusivamente la criminalità organizzata tradizionale. Lo scenario comprende anche attori non statali e soggetti sponsorizzati, capaci di utilizzare il dominio cyber per colpire piattaforme e infrastrutture finanziarie.
Nel suo intervento Vitagliano ha richiamato, a titolo di esempio, alcuni attacchi contro exchange di criptovalute per mostrare come un’operazione informatica possa avere conseguenze che vanno oltre la sottrazione di asset, arrivando a incidere sulla fiducia verso piattaforme e sistemi di pagamento.
Da qui la necessità di costruire strutture di protezione capaci non soltanto di reagire, ma di prepararsi agli scenari futuri. Un terreno particolarmente rilevante è quello della blockchain e delle criptoattività, dove il dibattito sulla sicurezza si intreccia sempre più con l’evoluzione del calcolo quantistico e con la transizione verso soluzioni post-quantum.
Secondo Vitagliano, proprio l’accelerazione della ricerca in questo campo dimostra quanto sia necessario anticipare i cambiamenti tecnologici, senza aspettare che una nuova capacità offensiva sia già pienamente disponibile prima di predisporre le contromisure.
«La prevenzione passa attraverso la previsione, il foresight», ha ribadito, distinguendo questo concetto dal semplice forecast. L’obiettivo è lavorare sui possibili modelli di attacco per essere preparati alla risposta prima che la minaccia si concretizzi.
La protezione dei sistemi di pagamento passa quindi da una combinazione di formazione, capacità previsionale e cooperazione allargata tra Forze dell’Ordine, università, ricerca e imprese. Un modello che punta a costruire la sicurezza delle infrastrutture finanziarie guardando non soltanto alle minacce di oggi, ma soprattutto a quelle che l’evoluzione tecnologica potrebbe rendere possibili domani.
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