Caro carburanti, diesel e benzina ai massimi in Europa: quanto costa fare il pieno in Italia

Il caro carburanti torna a pesare sugli automobilisti europei e l’Italia è tra i Paesi interessati dai nuovi rincari. Il prezzo del diesel nelle stazioni di servizio dell’Unione europea ha raggiunto nei giorni scorsi quota 2,23 euro al litro, rispetto ai 2,16 euro registrati la settimana precedente.

È quanto emerge dall’analisi realizzata da France Presse sulla base dei dati nazionali pubblicati dalla Commissione europea. Le rilevazioni comunitarie, disponibili dal 2005, mostrano prezzi ai massimi storici in 19 Paesi dell’Unione, tra cui Italia, Francia e Germania.

Alla base degli aumenti c’è soprattutto l’attuale scenario internazionale, segnato dal conflitto in Medio Oriente e dagli attacchi ucraini alle raffinerie russe, fattori che stanno incidendo sulla disponibilità di carburanti sui mercati.

Anche il petrolio ha registrato un forte aumento. Il Brent, che prima dell’escalation di fine febbraio si attestava intorno ai 70 dollari al barile, ha superato nei giorni scorsi la soglia dei 100 dollari.

Perché diesel e benzina stanno aumentando

L’incremento registrato alla pompa è stato ancora più consistente rispetto a quello del petrolio greggio. A incidere sono infatti anche i prezzi dei prodotti già raffinati, tra cui diesel, benzina e cherosene.

I Paesi del Golfo hanno assunto un ruolo particolarmente importante per l’approvvigionamento europeo, soprattutto dopo la progressiva riduzione delle importazioni provenienti dalla Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina.

A rendere più complessa la situazione sono anche i costi del trasporto marittimo. Le tensioni che interessano il Medio Oriente, il Mar Rosso e lo stretto di Hormuz hanno aumentato i rischi per la navigazione e, di conseguenza, il costo dei trasporti.

Per i prodotti raffinati il problema è ancora più rilevante perché le petroliere impiegate hanno generalmente una capacità inferiore rispetto alle grandi navi utilizzate per trasportare il greggio.

Patrick Pouyanné, amministratore delegato di TotalEnergies citato da France Presse, ha stimato che il costo aggiuntivo del trasporto possa arrivare a circa 50 dollari al barile per le aziende.

L’offerta di diesel si riduce

Sul mercato internazionale pesa inoltre la minore disponibilità di carburanti. Gli attacchi con droni condotti dall’Ucraina contro le raffinerie russe stanno avendo conseguenze sulla produzione, in particolare su quella del diesel.

La combinazione tra una disponibilità più limitata, maggiori costi logistici e tensioni geopolitiche sta quindi aumentando la pressione sui prezzi dei prodotti raffinati.

Parallelamente crescono i margini delle raffinerie, mentre diversi governi europei cercano di evitare che le difficoltà nell’approvvigionamento possano trasformarsi in vere e proprie carenze.

Il peso delle tasse sul prezzo alla pompa

A determinare quanto pagano gli automobilisti europei non è però soltanto il mercato internazionale. Una componente importante del prezzo finale è rappresentata dalla tassazione, che varia sensibilmente tra i diversi Stati.

Nell’Unione europea è prevista un’accisa minima di 33 centesimi al litro per il diesel e di 35,9 centesimi per la benzina, alla quale si aggiunge l’Iva, che non può essere inferiore al 15%. Ogni Paese può inoltre applicare ulteriori imposte.

Secondo Julien Mathonniere, economista di Energy Intelligence, in alcuni casi la componente fiscale può arrivare a rappresentare oltre due terzi del prezzo pagato alla pompa.

Le differenze tra i Paesi restano quindi marcate. Al 14 settembre il diesel aveva raggiunto circa 2,50 euro al litro in Danimarca e Finlandia, mentre in Francia si attestava a 2,29 euro e in Spagna a 1,83 euro.

Le misure adottate in Europa

Di fronte ai rincari, diversi governi hanno iniziato a intervenire. Portogallo e Romania hanno scelto di ridurre le imposte applicate ai carburanti, mentre la Bulgaria ha previsto un contributo una tantum di 50 euro destinato a quasi 550mila cittadini vulnerabili.

Anche l’Unione europea è intervenuta autorizzando aiuti di Stato per alcuni dei settori maggiormente esposti all’aumento dei costi, tra cui agricoltura, pesca e trasporti.

La Francia ha invece chiesto una maggiore flessibilità nell’applicazione delle norme europee sulla qualità dei carburanti.

Caro carburanti, cosa sta valutando l’Italia

Anche il governo italiano sta valutando ulteriori interventi. Nel corso del 2026 sono già stati destinati circa 2 miliardi di euro alle misure contro il caro carburanti, come ricordato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante il question time alla Camera.

Tra le possibilità che potrebbero essere discusse nei prossimi giorni figurano l’utilizzo della clausola di salvaguardia e una deroga alle regole europee indicate con l’acronimo Nec.

Secondo Giorgetti, l’Italia si è attivata per prima nel chiedere una maggiore flessibilità delle regole comunitarie, mentre anche altri Stati starebbero valutando iniziative analoghe.

L’andamento dei prezzi rimane comunque strettamente legato all’evoluzione dello scenario internazionale e agli effetti dei conflitti sulla produzione, sulla raffinazione e sul trasporto del petrolio.

Caro carburanti, cambiano anche le scelte degli automobilisti

I rincari sembrano avere ripercussioni anche sul mercato automobilistico. Secondo il Codacons, sulla base dei dati Acea relativi ai primi otto mesi del 2026, stanno cambiando le preferenze dei consumatori.

Nell’area composta dai 27 Paesi dell’Unione europea, Efta e Regno Unito, le immatricolazioni complessive sono aumentate del 5,8%. Le auto a benzina hanno però registrato una diminuzione del 17,5%, mentre quelle diesel sono scese del 19%.

Il trend è opposto per le motorizzazioni elettrificate: le immatricolazioni delle auto elettriche sono aumentate del 38,8%, le ibride plug-in del 22,2% e le ibride del 10,5%.

Benzina e diesel, i prezzi in Italia

In Italia, nella giornata del 25 settembre, i prezzi risultano stabili sulla rete stradale ordinaria. Secondo i dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il prezzo medio nazionale in modalità self-service è di 2,154 euro al litro per la benzina e 2,338 euro per il gasolio.

Sulle autostrade i valori sono ancora più elevati: la benzina self raggiunge in media 2,247 euro al litro, rispetto ai 2,245 euro della giornata precedente, mentre il diesel passa da 2,419 a 2,421 euro al litro.

Ulteriori aumenti del gasolio potrebbero arrivare a partire dal 26 settembre con il dimezzamento dello sconto sulle accise stabilito dal decreto del 16 settembre.

Lo sconto attualmente applicato sul diesel, comprensivo dell’Iva, è pari a 12,2 centesimi al litro. Dal 26 settembre e fino al 5 ottobre scenderà a 6,1 centesimi, con possibili nuove conseguenze sul prezzo pagato dagli automobilisti.

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