Dopo gli scontri di Milano torna al centro del dibattito la sicurezza digitale dei giovanissimi. Dalla verifica dell’età alla tutela dei baby influencer, maggioranza e opposizioni si confrontano sulle nuove regole.
Il governo torna a discutere dell’accesso dei minorenni ai social network. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso apertura verso l’introduzione di un divieto per gli under 14, rilanciando un confronto politico e legislativo che da tempo coinvolge Camera e Senato.
La presa di posizione arriva dopo i recenti scontri di piazza a Milano e riporta l’attenzione sui rischi legati all’utilizzo precoce delle piattaforme digitali, dalla diffusione di contenuti dannosi ai meccanismi che favoriscono un uso prolungato dei social.
La premier ha indicato il Parlamento come sede nella quale individuare le misure più appropriate. Non si tratta, dunque, di un divieto già approvato, ma di un’ipotesi normativa sulla quale dovranno confrontarsi le forze politiche.
Sul tavolo esistono diverse proposte di legge, con soglie d’età e strumenti di tutela differenti.
Social network e minori: quali sono le regole attuali in Italia
La normativa italiana non prevede attualmente un divieto assoluto di accesso ai social network per tutti i minori di 14 anni.
La disciplina sulla protezione dei dati personali stabilisce che, al di sotto di questa età, il consenso al trattamento dei dati nell’ambito dei servizi digitali debba essere prestato da chi esercita la responsabilità genitoriale.
Una delle principali criticità riguarda però la verifica dell’età degli utenti.
Le piattaforme non sempre dispongono di sistemi sufficientemente efficaci per accertare l’età dichiarata al momento della registrazione e verificare l’eventuale autorizzazione dei genitori.
Il problema riguarda anche l’effettiva applicazione delle regole, soprattutto quando i più giovani possono aggirare i controlli inserendo una data di nascita diversa da quella reale.
Il ddl Mennuni-Madia: stop all’accesso autonomo sotto i 15 anni
Tra i provvedimenti in discussione figura il disegno di legge A.S. 1136, conosciuto come ddl Mennuni-Madia, presentato nel 2024 e caratterizzato da un’impostazione trasversale.
Il testo propone di vietare l’accesso autonomo ai social network ai minori di 15 anni, rafforzando il ruolo della responsabilità genitoriale e introducendo strumenti di verifica dell’età.
Il provvedimento affronta anche la tutela dei cosiddetti baby influencer, bambini e adolescenti protagonisti di contenuti pubblicati online, spesso nell’ambito di attività che possono avere finalità commerciali.
Un altro tema è quello dello sharenting, termine utilizzato per indicare la condivisione frequente sui social di fotografie, video e informazioni personali dei figli da parte dei genitori.
La proposta mira a rafforzare la protezione dell’identità digitale dei minorenni e a limitare i rischi connessi all’esposizione pubblica della loro vita privata.
Le altre proposte: dai 13 ai 15 anni, regole diverse per i social
Il dibattito parlamentare comprende diversi testi che intervengono sul rapporto tra minorenni e piattaforme digitali.
La proposta Latini, A.C. 2777, prevede un divieto di utilizzo dei social per gli under 15, mentre per la fascia tra i 15 e i 18 anni introduce il consenso genitoriale.
Il testo contempla inoltre sistemi di verifica dell’età, iniziative di alfabetizzazione digitale nelle scuole e sanzioni per le piattaforme inadempienti che potrebbero arrivare fino al 6% del fatturato annuo mondiale.
Il ddl Nicita-Basso, A.S. 1859, si concentra invece sul funzionamento delle piattaforme, proponendo interventi contro i meccanismi progettati per incentivare un utilizzo compulsivo dei servizi digitali.
La proposta affronta anche la trasparenza degli algoritmi e i limiti alla profilazione degli utenti.
Un ulteriore testo, presentato da Forza Italia con prima firmataria Cristina Rossello, pone l’attenzione sulla verifica dell’età e sulla necessità di coordinare le nuove norme con il quadro europeo.
Diversa la soglia prevista dal ddl Carfagna, A.C. 2861, che propone di vietare l’iscrizione ai social ai minori di 13 anni e di introdurre ulteriori protezioni per gli adolescenti tra i 13 e i 16 anni, comprese restrizioni alla profilazione pubblicitaria.
Tra le iniziative parlamentari figura anche una proposta promossa dalla senatrice Simona Malpezzi, con il coinvolgimento di pediatri e dell’organizzazione Terre des Hommes, dedicata alla protezione dei minori dall’esposizione precoce agli schermi.
Verifica dell’età e privacy: il nodo delle nuove regole
Uno degli aspetti più complessi riguarda il modo in cui le piattaforme dovrebbero verificare l’età degli utenti.
Un eventuale divieto, infatti, rischierebbe di risultare poco efficace senza strumenti capaci di distinguere gli utenti minorenni da quelli maggiorenni.
Allo stesso tempo, i sistemi di controllo dovrebbero garantire la protezione dei dati personali, evitando raccolte eccessive di documenti o informazioni sensibili.
Il confronto coinvolge quindi non soltanto la sicurezza dei più giovani, ma anche la tutela della privacy e il coordinamento con le norme dell’Unione europea.
Mennuni: «Il testo è pronto per l’approvazione»
L’apertura della presidente del Consiglio ha riacceso il confronto anche all’interno della maggioranza.
La senatrice Lavinia Mennuni, esponente di Fratelli d’Italia e prima firmataria del ddl 1136, ha sostenuto che il provvedimento sia già stato concordato con Bruxelles e possa procedere verso l’approvazione.
Tra le possibilità indicate figura anche quella di inserire le disposizioni attraverso un emendamento al prossimo decreto sicurezza.
Il deputato di Forza Italia Paolo Emilio Russo ha espresso disponibilità a valutare questa strada, sottolineando tuttavia l’importanza di mantenere un coordinamento con il quadro normativo europeo.
Le opposizioni criticano i ritardi: «Proposte ferme da anni»
Di diverso avviso le opposizioni, che contestano i tempi dell’iniziativa politica.
Simona Malpezzi, esponente del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, ha ricordato che il tema è già da tempo all’esame delle Camere.
Secondo la senatrice, i ritardi sarebbero legati anche alla mancata trasmissione dei pareri necessari da parte del governo.
Critiche sono arrivate anche da Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 Stelle, che ha accusato l’esecutivo di intervenire su una questione per la quale esistono proposte legislative da oltre due anni.
Floridia ha inoltre richiamato la necessità di finanziare concretamente i programmi di educazione digitale, sostenendo l’importanza di accompagnare eventuali divieti con strumenti formativi.
Le responsabilità dello stallo parlamentare restano quindi oggetto di confronto tra maggioranza e opposizioni.
Sicurezza digitale, il confronto va oltre il divieto
L’eventuale introduzione di un limite d’età più restrittivo rappresenterebbe soltanto uno degli interventi possibili per rafforzare la tutela dei minorenni online.
Accanto alle soglie anagrafiche, le proposte parlamentari affrontano infatti temi come il funzionamento degli algoritmi, la protezione dei dati, la pubblicità personalizzata e il ruolo delle famiglie.
Resta centrale anche l’educazione digitale, considerata uno strumento per aiutare bambini e adolescenti a riconoscere i rischi della rete e utilizzare le piattaforme in modo consapevole.
La posizione espressa da Meloni potrebbe accelerare il confronto parlamentare, ma l’adozione di nuove regole dipenderà dall’iter legislativo e dalle scelte che saranno compiute sulle diverse proposte.
Per il momento, il divieto generalizzato dei social network ai minori di 14 anni rimane una possibilità in discussione, non una norma già entrata in vigore.
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