Stipendi dei magistrati, Meloni annuncia: «Non firmerò il decreto sugli aumenti»

La presidente del Consiglio si oppone allo stanziamento di quasi un miliardo di euro per gli adeguamenti retributivi previsti dalle sentenze del Consiglio di Stato. Priorità alle emergenze economiche, a partire dall’autotrasporto. L’Anm valuta un ricorso.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato che non firmerà il Dpcm necessario a sbloccare gli aumenti degli stipendi dei magistrati, previsti sulla base di alcune sentenze del Consiglio di Stato.

La decisione è stata confermata dalla premier nel corso di un’intervista all’Adnkronos, durante la quale ha spiegato di non ritenere opportuno destinare quasi un miliardo di euro agli adeguamenti retributivi in una fase caratterizzata da difficoltà economiche per diversi settori produttivi.

Al centro della posizione del Governo c’è soprattutto la necessità di reperire risorse per affrontare la crisi dell’autotrasporto e scongiurare possibili interruzioni nella distribuzione delle merci.

Meloni: «Non posso destinare quasi un miliardo agli aumenti»

La presidente del Consiglio ha espresso una posizione netta sulla firma del provvedimento.

«Non firmerò. Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità», ha dichiarato Meloni all’Adnkronos.

La premier ha poi motivato la propria scelta richiamando le priorità economiche dell’esecutivo.

«In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati», ha spiegato.

Secondo Meloni, l’importo sarebbe circa dieci volte superiore alle risorse che il Governo sta cercando di individuare per sostenere il comparto dell’autotrasporto.

La presidente del Consiglio ha comunque lasciato aperta la possibilità di un confronto con le associazioni rappresentative della magistratura per individuare eventuali soluzioni.

Il nodo delle sentenze del Consiglio di Stato

La questione degli aumenti retributivi nasce da alcune pronunce del Consiglio di Stato che prevedono adeguamenti economici a favore dei magistrati.

Per dare attuazione alle decisioni giudiziarie sarebbe necessario un provvedimento della Presidenza del Consiglio.

Il Documento programmatico di bilancio predisposto dal Governo prevede per il 2027 un fondo straordinario destinato alle sentenze, del valore complessivo di 1,9 miliardi di euro, pari a circa lo 0,08% del Pil.

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, una parte rilevante di queste risorse sarebbe destinata proprio agli adeguamenti degli stipendi della magistratura.

La mancata firma annunciata da Meloni apre quindi una questione che riguarda non soltanto la distribuzione delle risorse pubbliche, ma anche le modalità di attuazione delle decisioni della giustizia amministrativa.

Autotrasporto in difficoltà: servono almeno 100 milioni

Tra le principali preoccupazioni dell’esecutivo figura la situazione del settore dell’autotrasporto, alle prese con le conseguenze della crisi economica e dell’aumento dei costi.

Secondo le stime richiamate nel dibattito, sarebbero necessari almeno 100 milioni di euro per sostenere il comparto e contribuire a evitare possibili blocchi nella consegna delle merci.

Le difficoltà del settore potrebbero avere ripercussioni anche sulla distribuzione dei prodotti e sulle attività economiche che dipendono dal trasporto su strada.

Il Governo sta inoltre valutando interventi a sostegno di altre categorie colpite dalla crisi, tra cui agricoltori, pescatori e famiglie.

È in questo contesto che Meloni ha motivato la scelta di non procedere con la firma del decreto sugli stipendi dei magistrati.

La risposta dell’Anm: possibile ricorso

Alle dichiarazioni della presidente del Consiglio ha risposto l’Associazione nazionale magistrati.

Il vicesegretario dell’Anm, Stefano Celli, ha spiegato che l’associazione valuterà eventuali iniziative legali qualora il Governo confermasse la decisione.

«Il governo decide, ma se ci sono dei margini faremo un ricorso», ha dichiarato Celli.

Il rappresentante dell’Anm ha inoltre sottolineato l’intenzione di utilizzare gli strumenti previsti dall’ordinamento per tutelare i diritti dei magistrati.

La posizione dell’associazione richiama quindi la necessità di dare seguito alle pronunce giudiziarie e di verificare quali strumenti siano disponibili in caso di mancata attuazione.

Cosa succede adesso

La vicenda rimane aperta e potrebbe svilupparsi sia sul piano istituzionale sia su quello giudiziario.

Meloni ha dichiarato di essere disponibile a incontrare le associazioni rappresentative della magistratura, pur confermando la propria contrarietà alla firma del Dpcm.

Nel frattempo, il Consiglio di Stato potrebbe essere chiamato a valutare gli strumenti previsti dall’ordinamento per l’esecuzione delle proprie decisioni, compresa l’eventuale nomina di un commissario.

Resta inoltre da chiarire come saranno utilizzate le risorse previste nel fondo per le sentenze e quali conseguenze avrà la posizione del Governo sugli adeguamenti retributivi.

Il confronto si inserisce in una fase delicata per la politica economica italiana, nella quale l’esecutivo è chiamato a conciliare gli obblighi derivanti dalle decisioni giudiziarie con le esigenze di sostegno ai settori produttivi maggiormente in difficoltà.

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