Riscatto laurea: come funziona, quanto costa e cosa cambierebbe con il nuovo ddl

Il riscatto di laurea è lo strumento che consente di trasformare gli anni di studio universitario in anni contributivi validi per la pensione. In pratica, i periodi trascorsi sui banchi dell’università possono essere conteggiati come se fossero stati anni di lavoro, a patto di versare i contributi corrispondenti.

Tipologie di riscatto

Esistono due forme:

  • ordinario, calcolato in base al reddito o all’incremento della pensione;
  • agevolato, introdotto nel 2019, con un costo fisso di circa 6.000 euro per ogni anno da riscattare, riservato a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996.

I costi

Attualmente, il riscatto ordinario varia in base al reddito o alla quota di pensione che si intende ottenere. Con il nuovo ddl, però, l’onere verrebbe ridotto: l’aliquota scenderebbe al 5%, portando il costo di una laurea magistrale quinquennale a circa 4.500 euro complessivi (900 euro all’anno).

A chi si rivolge

La misura non sarebbe destinata soltanto ai docenti di ruolo, ma includerebbe anche il personale scolastico precario e chi appartiene al comparto istruzione e ricerca ma si trova al momento senza lavoro. L’obiettivo è ampliare le tutele previdenziali e favorire il ricambio generazionale nel settore.

I titoli riscattabili

Si possono riscattare diplomi universitari (durata tra 2 e 3 anni), diplomi di laurea (4-6 anni), diplomi di specializzazione, dottorati di ricerca e titoli introdotti dal decreto 509/1999 (lauree triennali e specialistiche). Ammissibili anche i titoli esteri riconosciuti dal Miur, i diplomi degli ITS Academy e i titoli AFAM attivati dal 2005/2006.

Requisiti e modalità

Per ottenere il riscatto è necessario:

  • aver conseguito il titolo di studio;
  • richiedere periodi non già coperti da altri contributi;
  • avere almeno un contributo obbligatorio nel regime previdenziale in cui si presenta la domanda.

Il riscatto può riguardare l’intero ciclo o anche solo una parte degli anni, ma una volta accreditata la contribuzione, non è possibile revocarla.

Le critiche

Secondo la Cgil, la misura attuale rischia di restare inaccessibile a gran parte dei lavoratori: l’innalzamento della soglia contributiva rende difficile il pensionamento anticipato a 64 anni, soprattutto per chi percepisce stipendi medi o bassi. Anche l’uso del Tfr per integrare il montante contributivo viene visto dal sindacato come una soluzione inefficace, che intacca diritti acquisiti senza risolvere i problemi strutturali del sistema.

About The Author

Condividi l'articolo sui tuoi social:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *