Modello 730, quanto costa rivolgersi a un Caf nel 2026: tariffe, differenze regionali e tagli ai rimborsi

Con l’avvio della campagna fiscale entra nel vivo anche la corsa alla presentazione del modello 730. Sebbene la dichiarazione precompilata e la modalità semplificata abbiano reso più agevole la procedura per milioni di contribuenti, la maggior parte di lavoratori dipendenti e pensionati continua ad affidarsi ai Caf per la compilazione e l’invio della dichiarazione dei redditi.

Secondo i dati riportati dalla Consulta nazionale dei Caf, ogni anno i centri di assistenza fiscale trasmettono oltre 20 milioni di modelli 730 sui circa 25 milioni complessivamente presentati. Nel 2025 sono stati invece 5,4 milioni i modelli inviati direttamente dai contribuenti, di cui circa il 60% utilizzando la procedura semplificata introdotta recentemente.

I costi per l’assistenza fiscale variano sensibilmente da una struttura all’altra e dipendono da diversi fattori: complessità della pratica, livello di reddito, regione di residenza e iscrizione o meno al sindacato o all’associazione che gestisce il Caf. In generale, le tariffe risultano più contenute nel Sud Italia rispetto alle regioni del Nord.

Tra gli esempi riportati dai tariffari 2026, in Lombardia il Caf Cgil prevede costi che partono da 15 euro per gli iscritti con redditi più bassi e possono arrivare fino a 90 euro per i non iscritti. Se il modello è già stato compilato dal contribuente, il costo per i non iscritti si riduce sensibilmente.

Anche la tipologia di dichiarazione influisce sul prezzo finale. Le dichiarazioni congiunte, ad esempio, risultano generalmente più convenienti rispetto alla presentazione di due modelli separati. In Piemonte, secondo i tariffari del Caf Cisl, un iscritto può spendere 20 euro per una dichiarazione singola, mentre un non iscritto arriva a 75 euro. Per le dichiarazioni congiunte le cifre variano in base all’iscrizione dei coniugi al sindacato.

In Campania il costo è invece legato soprattutto agli scaglioni di reddito. Per gli iscritti si oscilla tra 15 e 45 euro, mentre per i non iscritti si va da circa 40 fino a 90 euro per i redditi più elevati.

Particolarmente articolato il sistema adottato in Emilia-Romagna dal Caf Uil, dove le tariffe tengono conto non solo del reddito ma anche del patrimonio immobiliare posseduto. I costi aumentano infatti per chi, oltre all’abitazione principale, possiede ulteriori immobili.

Secondo gli operatori del settore, il prezzo medio di una dichiarazione si colloca generalmente tra 35 e 65 euro, ma può aumentare in presenza di pratiche più complesse, come quelle che includono redditi esteri, investimenti internazionali o particolari crediti d’imposta.

Sul fronte dei Caf cresce però la preoccupazione per la riduzione dei rimborsi statali. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti introdotto un ulteriore taglio ai compensi riconosciuti ai centri di assistenza fiscale per le attività svolte. Le associazioni di categoria denunciano il rischio che la diminuzione delle risorse possa tradursi in un aumento dei costi a carico dei cittadini e in una riduzione della sostenibilità economica del servizio.

Negli ultimi dieci anni il fondo destinato ai Caf è stato progressivamente ridotto, passando da oltre 300 milioni di euro agli attuali 195 milioni. Una diminuzione che, secondo gli operatori, rischia di incidere sulla qualità e sull’accessibilità dell’assistenza fiscale offerta ai contribuenti italiani.

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