Minacce capaci di muoversi tra cyberattacchi, sabotaggio, coercizione, dimensione economica e informativa, spesso rimanendo al di sotto della soglia di un attacco convenzionale. È lo scenario delineato da Marco Criscuolo, Director Strategy and Policy, Cyber and Digital Transformation della NATO, intervenuto in videocollegamento a “CyberShield AI Italia – La nuova difesa digitale nazionale”, l’evento promosso dall’Associazione Nazionale Giovani Innovatori (ANGI) e svoltosi ieri nel Salone d’Onore della Caserma “Salvo D’Acquisto” di Roma, sotto l’Alto Patrocinio dell’Arma dei Carabinieri e con il Parlamento europeo – Ufficio in Italia in qualità di Official Partner.
L’appuntamento ha riunito istituzioni italiane ed europee, vertici della sicurezza, Forze Armate, forze di polizia, agenzie dello Stato e rappresentanti dell’industria per un confronto sulle nuove sfide della cybersecurity, dell’intelligenza artificiale e della protezione degli asset strategici. Tra gli interventi istituzionali anche quello di Criscuolo, insieme ai rappresentanti della NATO coinvolti nella giornata.
«Combattiamo qualcosa che è ibrido e c’è un problema di attribuzione», ha spiegato Criscuolo, sottolineando come proprio l’individuazione della responsabilità di determinate azioni rappresenti una delle principali complessità dello scenario attuale, anche alla luce delle differenti percezioni degli Alleati.
Al centro dell’intervento il concetto di minaccia ibrida, legato ad azioni condotte da attori statali e non statali attraverso strumenti differenti. «Il problema fondamentale per noi, che condividiamo con gli Alleati, è il concetto di minaccia ibrida», ha affermato Criscuolo, richiamando azioni che possono svilupparsi «in ambiti economici, informativi, a livello di sabotaggio, sovversione e coercizione» e rimanere al di sotto della soglia dell’attacco convenzionale.
Un quadro che trova riscontro nell’approccio della NATO alle minacce ibride, definite dall’Alleanza come una combinazione di mezzi militari e non militari, palesi e occulti, che possono comprendere cyberattacchi, disinformazione, pressione economica e altre forme di interferenza.
Le azioni ibride possono inoltre assumere, secondo Criscuolo, una dimensione tattica oppure strategica e manifestarsi attraverso strumenti molto diversi: dagli attacchi fisici a quelli cyber, fino alle nuove criticità legate all’impiego dei droni.
Il punto centrale è la capacità di episodi circoscritti di produrre conseguenze che superano rapidamente la dimensione locale. Criscuolo ha richiamato, tra gli esempi, eventi in grado di incidere sulle infrastrutture e sulle catene logistiche, evidenziando come «partiamo da eventi estremamente locali che hanno chiaramente un impatto molto più strategico».
La difficoltà di attribuzione e la capacità di operare al di sotto della soglia del conflitto aperto rappresentano due caratteristiche particolarmente rilevanti delle minacce ibride. La stessa NATO evidenzia come queste attività possano puntare a destabilizzare società e istituzioni attraverso modalità rese più rapide e pervasive dall’evoluzione tecnologica e dall’interconnessione globale.
L’intervento di Criscuolo si inserisce così nel più ampio confronto di CyberShield AI Italia sulla necessità di rafforzare la capacità di prevenzione e risposta davanti a minacce che non appartengono più a un singolo dominio, ma possono intrecciare dimensione digitale, economica, informativa e fisica.
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