Elezioni Israele 2026, Netanyahu resiste ma non c’è una maggioranza: Trump rivendica il sostegno, Tajani chiede pace

Con il 77% dei voti scrutinati, resta incerto il futuro politico israeliano. Il presidente americano attribuisce al proprio appoggio la rimonta di Netanyahu, mentre il ministro degli Esteri italiano auspica un governo impegnato nella stabilità del Medio Oriente. Hezbollah esclude cambiamenti nei rapporti con Israele.

Le elezioni in Israele delineano uno scenario politico ancora incerto. Con il 77% dei voti scrutinati, il primo ministro Benjamin Netanyahu mantiene una posizione competitiva, mentre il blocco guidato da Gadi Eisenkot registra un’avanzata. Nessuno dei due schieramenti, sulla base dei risultati parziali riportati, appare in grado di assicurarsi una maggioranza parlamentare.

In attesa dei dati definitivi, numerosi leader internazionali hanno scelto di non commentare l’esito del voto. Tra i primi a intervenire, invece, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha rivendicato il peso del proprio sostegno a Netanyahu.

Dall’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha auspicato la formazione di un esecutivo capace di contribuire alla pace nella regione. Hezbollah, al contrario, ha dichiarato di non prevedere cambiamenti nella propria posizione nei confronti di Israele, indipendentemente dal risultato elettorale.

Trump rivendica la rimonta di Netanyahu

Il presidente americano Donald Trump ha commentato l’andamento dello scrutinio attraverso un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social.

Secondo Trump, il suo sostegno al premier israeliano avrebbe modificato gli equilibri della competizione elettorale, trasformando quella che inizialmente appariva come una possibile sconfitta in una rimonta.

Il capo della Casa Bianca ha descritto il risultato parziale come una situazione di sostanziale equilibrio, arrivando a prospettare una possibile vittoria di Netanyahu.

Si tratta tuttavia di una valutazione politica del presidente statunitense: i dati disponibili non permettono ancora di stabilire quale schieramento potrà ottenere una maggioranza e formare il prossimo governo.

Tajani: «Ci auguriamo un governo che lavori per la pace»

Più prudente la posizione del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha invitato ad attendere il completamento dello scrutinio prima di esprimere valutazioni sul futuro esecutivo israeliano.

Il titolare della Farnesina ha ribadito la disponibilità dell’Italia a confrontarsi con il governo che emergerà dalle elezioni, sottolineando l’importanza di una soluzione diplomatica alle crisi regionali.

Tra le priorità indicate figurano la conclusione della guerra, la ricerca di un accordo sulla questione dello Stretto di Hormuz e la sicurezza di Israele.

Tajani ha inoltre richiamato la prospettiva di uno Stato palestinese che possa vivere in pace accanto a Israele, attraverso un riconoscimento reciproco.

Il ministro ha quindi espresso l’auspicio che, indipendentemente dalla composizione del prossimo governo, le nuove autorità israeliane contribuiscano a favorire la stabilità del Medio Oriente.

Hezbollah: «Per noi non cambia nulla»

Dal Libano è arrivata una posizione differente. Un funzionario politico di Hezbollah, citato dall’ANSA in forma anonima, ha dichiarato che un eventuale cambio di governo in Israele non modificherebbe l’atteggiamento del movimento.

Secondo la fonte, Hezbollah continuerà a sostenere la propria linea di opposizione alla presenza israeliana nel sud del Libano e di appoggio alla causa palestinese.

Il rappresentante del movimento ha inoltre accusato Israele di perseguire una politica espansionistica nella regione, facendo riferimento al Libano, alla Siria, alla Striscia di Gaza e alla Cisgiordania.

Si tratta delle posizioni espresse da Hezbollah, che non costituiscono una valutazione indipendente delle politiche israeliane.

Netanyahu ed Eisenkot, la sfida per formare il governo

Il principale interrogativo riguarda ora la possibilità di costruire una coalizione parlamentare.

In Israele, infatti, il risultato elettorale non determina automaticamente la formazione del governo: è necessario individuare una maggioranza nella Knesset, il Parlamento composto da 120 membri.

La soglia per ottenere una maggioranza assoluta è fissata a 61 seggi.

Se nessuno dei blocchi dovesse raggiungere autonomamente questo numero, potrebbero aprirsi negoziati tra partiti e forze politiche per individuare una coalizione in grado di sostenere il nuovo esecutivo.

L’avanzata del blocco di Eisenkot e la tenuta di Netanyahu rendono quindi particolarmente importante la distribuzione definitiva dei seggi.

Elezioni in Israele, le conseguenze per il Medio Oriente

Il risultato del voto viene seguito con attenzione dalla comunità internazionale per le possibili conseguenze sugli equilibri regionali.

Tra i principali dossier che attendono il prossimo governo israeliano figurano la sicurezza nazionale, il conflitto israelo-palestinese, i rapporti con il Libano e le tensioni che coinvolgono altre aree del Medio Oriente.

Gli Stati Uniti restano un interlocutore centrale per Israele, mentre l’Italia e gli altri partner europei guardano alla formazione del nuovo esecutivo con particolare attenzione alle prospettive diplomatiche.

Con lo scrutinio ancora in corso, ogni valutazione sulla futura maggioranza resta provvisoria.

Soltanto i risultati definitivi e le successive trattative politiche potranno chiarire se Netanyahu riuscirà a mantenere la guida del governo oppure se si aprirà una nuova fase politica per Israele.

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